Anche presso la basilica di San Nazaro in Brolo, una chiesa tra le più antiche di Milano, e collocata agli inizi di corso di Porta Romana, era “frequentata” ai primi dell’Ottocento, ovviamente sul sagrato, da diversi animaletti da cortile. Venivano rispettati dai cittadini presenti con quel sussiego che, con l’avanzare degli anni, si è in gran parte perso. Gatti e soprattutto cagnolini sfrecciavano davanti al tempio.
Ma un giorno d’estate, nell’anno 1806, si affiancava agli animaletti anche un capretto, il quale stava tranquillamente brucando ciuffi d’erba che affioravano tra una pietra e l’altra del sagrato. Ma il capretto, oltre a soddisfare lo stomaco, sentiva anche l’esigenza di un po’ di frescura, considerata la cocente temperatura di luglio. Non visto da alcuna persona, si intrufolò casualmente in chiesa, Scorse un rifugio tra le panche, vi si adagio’ e in men che non si dica, si addormentò’ beatamente. Giunta la sera, il sacrestano fece il consueto giro della chiesa per controlli vari, ma non si accorse della presenza del capretto.
Il povero capretto, svegliatosi nel cuore della notte, si spaventò moltissimo e, tra il buio, incominciò a incespicare tra le panche. Fece qualche ruzzolone e, senza saperlo, si avviò verso la torre campanaria. Si sentì’ oppressò e presto andò ad impigliarsi tra le corde che azionano le campane. E quanto più il capretto si dimenava, tanto più le sue corna si avviluppavano al cordame.
Insomma, tira di qui e avanza di la, il povero capretto si improvvisò campanaro notturno. Ma il fragore delle campane aveva svegliato i vicini. E anche sacrestano e parroco, con la forte ansia dipinta sul volto, si diressero presso la torre campanaria per accertare cosa fosse successo.
Per primo entrò il sacrestano, il quale non riuscì nemmeno ad accennare il gesto del segno di croce perché, tra i diversi drappi che il capretto ora svenuto aveva divelto, spuntavano due zampe pelose. “ Sicuramente si tratta del diavolo” pensò il poveretto e corse a perdifiato verso il portone della chiesa che riuscì ad aprire.
E quando parroco e cittadini si avvicinarono a quell’ essere “immondo” sentirono con sorpresa un belato da parte del capretto che si era nel frattempo ripreso. Tutti emisero un sincero sospiro di sollievo, ma la cosa venne archiviata come spavento massimo dell’anno 1806…

