7 Luglio 2022

IL TEMPIO DEL CABARET MILANESE: IL DERBY

di Carlo Radollovich

Siamo alla fine degli anni Cinquanta e un ristorante di media importanza, situato in via Monte Rosa 84, non sta riscuotendo successo, anche perché la presenza di clienti è decisamente magra.

Ma la moglie del ristoratore Gianni Bongiovanni, la signora Angela, ha un’idea luminosa: allestire al posto dell’ampia trattoria una rimodernata sala, in grado di far ascoltare ottima musica, magari jazzistica, la più apprezzata possibile.

Si inizia con la presenza di un solo pianoforte e di una batteria, ma la relativa vicinanza all’ippodromo fa sì che diversi appassionati di cavalli, scommettitori fiduciosi e spesso perdenti, giornalisti sportivi e altri ancora, comincino a frequentare il locale con una certa assiduità. Nel giro di poco tempo, il locale verrà ribattezzato Derby.

Chi assicura il vero lancio del Derby? Senza dubbio uno dei più grandi jazzisti italiani: Gianfranco Intra, a marzo del 1962. E negli anni in cui esplode il boom economico, c’è voglia di di distrazione, di rilassatezza, soprattutto di svago.

Ci mette del suo l’abile chitarrista Franco Cerri, il quale, oltre alla sua musica, intrattiene i clienti con simpatiche storielle. Ed ecco apparire sul palco le vivaci figure di Gaber, Enzo Jannacci, Cochi e Renato, Teo Teocoli, Lino Toffolo e Massimo Boldi.

Quest’ultimo, concluderà la sua prima serata con un inaspettato flop. Rimarrà storica la frase di Gianni Bongiovanni (Bongio per gli amici): “Non amareggiarti ! Tu sei avanti di vent’anni”.

Il Derby acquista sempre più popolarità. I personaggi presenti, sicuramente di spicco, si sprecano: da Bruno Lauzi a Paolo Villaggio, da Umberto Smaila a Claudio Bisio, da Enzo Jacchetti a Enrico Beruschi, solo per citarne alcuni.

A proposito di Beruschi, questi ha l’abitudine di raccontare ai comici, dietro le quinte, una serie di spassose barzellette. Una sera, alcuni amici lo spingono di forza sul palco e subito riscuote grande successo, finalmente vis a’ vis con il pubblico.

Anche Diego Abatantuomo, con il suo strano personaggio “terrunciello”, incontra il favore della platea.

Ben presto, al Derby si vedono industriali, politici, avvocati e atleti, tra cui Gianni Rivera. A volte, i 150 posti in sala non sono sufficienti e si è costretti ad aggiungere sedie persino sul palco.

La storia del locale fila via liscia sino al 1981, anno in cui Bongiovanni si ammala gravemente. Dopo la sua morte, Angela manda avanti il Derby con l’aiuto del cognato, ma le molte spese, tra cui l’affitto e i diritti da pagare alla SIAE, incidono notevolmente e il locale scivola verso un lento, ma inequivocabile declino. La chiusura avverrà tristemente, con molti rimpianti da parte della clientela più affezionata, nel 1986.

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