20 Giugno 2021

Il piccolo miracolo di piazza Prealpi: la storia della signora Shannon

di Antonio Barbalinardo

Penso che ai molti passanti occasionali di piazza Prealpi non sia sfuggito vedere, da un po’ di tempo, una signora seduta sulla panchina antistante il civico 7.

La panchina antistante il civico 7 di piazza Prealpi
La panchina antistante il civico 7 di piazza Prealpi

Non si sapeva chi fosse o come fosse arrivata lì, ma da qualche mese se ne stava fissa sulla panchina posta a lato dell’indicazione “Giardino Lino Ghedini”, avvolta da sciarpa e plaid.

La signora della panchina – desidero chiamarla così e non barbona o clochard – nonostante il suo disagio aveva dignità, non chiedeva niente a nessuno e non dava fastidio, restava lì, sempre immersa nei suoi pensieri.

L’ho vista un giorno parlare al telefono con difronte una signora – forse la proprietaria del cellulare – e, in una precedente circostanza, la sentii borbottare qualcosa fra sé ma non capii cosa, mi resi solo conto fosse straniera.
In quelle occasioni sono passato dritto. Non mi giustifico pensando che forse, se avessi cercato di parlarle non ci saremo capiti: sono rimasto indifferente e mi dispiace. Forse perché ogni giorno vediamo sempre più indigenti chiedere l’elemosina, forse perché siamo abituati a vederli e così, anche se gli passiamo accanto e sono davanti a noi, restano come invisibili all’angolo della strada o della piazza.

Ma per fortuna, nel nostro quartiere, ci sono tante persone che non sono rimaste indifferenti e hanno cercato di aiutarla portandole coperte, vestiti e cibo ma, soprattutto, cercando un dialogo con lei che ha permesso loro di scoprire la sua storia e il suo nome: Shannon.

Panchina della dimora di Shannon.
Panchina della dimora di Shannon

Tale scoperta l’ho fatta a fine della scorsa settimana, passando davanti a quella panchina vuota dove era stato affisso un cartello rosso con scritto:
”25/11/2020 Cari amici del Quartiere, volevo informarvi che la vicenda della signora che viveva qui sulla panchina è finita bene! La signora si chiama Shannon, è americana ed il Consolato americano ha provveduto a farla tornare in America, dove ora ha una casa e un lavoro… Era venuta in Europa per lavoro quasi 2 anni fa. Ma è stata derubata di tutto e per intoppi burocratici non è riuscita ad entrare al Consolato per farsi riconoscere e rifare i documenti. Adesso è in volo per Albuquerque New Mexico!!! Un grazie particolare va a Renata, Cristina e Lorenzo che hanno facilitato e sostenuto la partenza di Shannon. E’ sopravvissuta grazie all’affetto silenzioso e quotidiano di molte persone del quartiere, che ogni giorno le hanno donato, cibo, bevande calde, vestiti….. Questo è davvero il miracolo di Natale!”.

Messaggio sulla panchina di piazza Prealpi.
Il messaggio sulla panchina 

Il messaggio, chiaro e preciso, è firmato in corsivo ma non sono riuscito a decifrare la firma.

Va così un grande ringraziamento all’autrice del testo e, in particolar modo, a Renata, Cristina e Lorenzo che, con questo loro gesto di generosità, hanno consentito alla signora Shannon di riavere non solo la “dignità personale” ma anche la sua “identità” che per la burocrazia aveva perso, non possedendo più nessun documento identificativo.

Questo è davvero il miracolo di Milano: una città capace di avere storie come questa avvenuta in date particolari quali il 24 e il 25 novembre. Il 24 scorso, infatti, alcuni cittadini hanno ricordato la memoria di Lea Garofalo, uccisa il 24 novembre 2009 dalla ‘ndrangheta ponendo dei fiori presso la panchina rossa a lei dedicata, posta poco distante da quella di Shannon.

Vista dalla panchina dedicata a Lea Garofalo.
Vista dalla panchina dedicata a Lea Garofalo

Il 25 novembre, invece, ricorre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e la signora di questa storia ha subito la violenza di essere derubata, quella della burocrazia e chissà che altro può aver subito in questi mesi.

La data, quindi, sarà stata puramente casuale ma sicuramente simbolica e, per Shannon, è sicuramente l’inizio di una nuova vita dove potrà riprendersi e riviversi la sua quotidianità e la sua famiglia.

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