sabato, Marzo 2, 2024
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Opere del regime napoleonico

A parte la facciata del Duomo, la cui rifinitura viene affidata agli architetti Carlo Amati e Giuseppe Zanoja, che si attivano negli anni 1807 – 1814, non si segnalano costruzioni religiose da parte di Napoleone. Si assiste invece ad uno sfoltimento delle chiese esistenti, che vengono sconsacrate e adibite purtroppo a magazzini per allogarvi scorte di fieno.

Meglio non parlare degli ex-conventi, trasformati spesso in caserme, sacrestie imbiancate a calce e chiostri degradati a scuderie. Ma tra l’abbattimento incredibile dei templi, ecco una perdita particolarmente grave: la chiesa di San Francesco Grande, dalle dimensioni inferiori solo al Duomo. Si costruisce di nuovo in tali spazi, ma solo per allestire un’ampia caserma, opera dell’architetto militare Gerolamo Rossi.

La Pinacoteca di Brera viene salvata da Francesco Melzi d’Eril, un vero rifugio per tutte le opere d’arte “sottratte” a certi generali francesi che desiderano trasportarle a Parigi. Ma veniamo alle opere di pubblica utilità. Ci si avvia finalmente a costruire l’ultima ala della Ca’ Granda, nell’anno 1804, rispettando l’originale disegno degli Sforza. Le spese si intendono a carico del notaio Giuseppe Macchi (grazie ad un suo lascito).

Si da’ vita agli archi di Porta Marengo, del Sempione e di Porta Nuova. Poi nasce l’Arena (vedi foto) costruita tra il 1805 e il 1807, ma terminata solo nel 1813. L’opera è legata a Luigi Canonica, il quale, unitamente al Cagnola, conferisce un autentico “salto di qualità” alla Milano dell’epoca.

Degni di nota sono pure gli architetti Paolo Landriani e Giovanni Perego, quest’ultimo artefice del Palazzo Saporiti in stile neoclassico, situato in corso Venezia e costruito tra il 1800 e il 1812 e commissionato da Gaetano Belloni. Va segnalato che gli architetti di maggiore spicco e cioè Cagnola, Canonica, Albertolli, Bossi e Zanoia, lavorano nell’ambito di una speciale commissione, che tra l’altro ha il compito di vigilare sulla solidità dei fabbricati.

Ma esiste pure un’esigenza non più differibile, quella del Piano Regolatore, cercando una alternativa alla struttura monocentrica di Milano. E Giovanni Antolini, celebre urbanista (1753- 1841), presenta a questo proposito un suo progetto: un nuovo centro urbano nell’area del Castello ossia il Foro Bonaparte, che possa collegare il Foro stesso con le strade cittadine più importanti.

La prima pietra del Foro viene posta nell’aprile del 1801, ma non si va oltre. Infatti, prende vita solo dopo l’Unita’ d’Italia, anche se molti studi di fondo, disegni e progetti ricalcano in ogni caso l’opera avviata da Giovanni Antolini.

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