giovedì, Aprile 18, 2024
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Nel nostro Paese, solo un intervistato over 40 su due consapevole della gravità dell’Herpes Zoster

Aumentare la comprensione dell’impatto dell’Herpes Zoster, il cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio”, sulla vita delle persone e dei pazienti fragili…

…e favorire il confronto sui rischi e sulle complicanze di questa patologia. Sono questi gli obiettivi della “Shingles Awareness Week”, settimana globale di sensibilizzazione promossa in tutto il mondo da GlaxoSmithKline (Gsk), in collaborazione con l’International Federation on Ageing (IFA) dal 27 febbraio al 5 marzo. Giunta alla sua seconda edizione, l’iniziativa – che in Italia si svolge con il patrocinio di Italia Longeva – trova un Paese più attento al tema della prevenzione e più incline ad approfondire i rischi della patologia ma ancora poco informato. In un sondaggio condotto da Ipsos in Italia su 300 soggetti tra i 40 e i 75 anni, si è scoperto che c’è ancora poca consapevolezza sul “Fuoco di Sant’Antonio”: il 47% del campione non è consapevole della serietà della patologia e solo 1 persona intervistata su 2 sa che il dolore debilitante è uno dei sintomi principali. Nonostante ciò, la maggior parte dei partecipanti (64%) riconosce che l’impatto dell’Herpes Zoster sulla qualità di vita è “estremamente negativo”.

“Accendi le tue passioni, non farti fermare dal Fuoco di Sant’Antonio” è il tema scelto per questa seconda edizione della “Shingles Awareness Week”, proprio per sottolineare il fatto che questa patologia, che colpisce gli anziani e le persone fragili, può compromettere la vita di tutti i giorni, perché è dolorosa e invalidante ma ci sono gli strumenti per proteggersi. Il virus che causa l’Herpes Zoster è il virus della varicella-zoster, lo stesso che causa la varicella. Oltre il 90% degli adulti sopra i 50 anni ha già contratto il virusche causa il “Fuoco di Sant’Antonio”, e 1 adulto su 3 svilupperà l’Herpes Zoster nel corso della sua vita. Ecco perché è importante essere consapevoli dei possibili rischi e confrontarsi con il proprio medico per conoscere quali strumenti di prevenzione sono oggi disponibili e cosa si può fare per ridurre il rischio di sviluppare il “Fuoco di Sant’Antonio”.  L’epidemia COVID-19 ha reso evidente che le persone anziane hanno un aumentato rischio di severità dei sintomi dell’infezione (ref. https://www.nature.com/articles/s43587-021-00114-7). È il fenomeno – comune e irreversibile – dell’immunosenescenza ovvero l’invecchiamento biologico del sistema immunitario all’avanzare degli anni. Ma il rischio non riguarda solo chi ha difese immunitarie “meno performanti” per via dell’età: a essere più esposte sono le persone considerate fragili perché affette da patologie croniche o che alterano la funzionalità del sistema immunitario.

L’Herpes Zoster, recrudescenza del virus della varicella avuta da bambini, quando si ripresenta in età adulta aggredisce i nervi, soprattutto in quei soggetti, come gli anziani, che hanno un’immunità deficitaria o un quadro di fragilità per la presenza di comorbidità”, spiegaRoberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva. “La malattia peggiora fortemente la qualità di vita di chi ne è colpito e può avere esiti molto pericolosi se intacca alcuni punti critici come il nervo trigemino, provocando addirittura la cecità. A preoccupare è soprattutto la nevralgia post-erpetica, una complicanza che può manifestarsi a distanza di tempo causando dolori lancinanti lungo il nervo colpito, spesso non trattabili con i farmaci. Un modo per far sì che il “Fuoco di Sant’Antonio” non si accenda ed evitare tutte queste temibili sequele c’è ed è la vaccinazione”.

Ad esempio, una particolare attenzione al tema della protezione dei pazienti fragili è riservata alle persone affette da diabete mellito di tipo 1 e 2 per le quali la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società italiana di Diabetologia (SID) hanno raccomandato – come si legge in un documento congiunto del 25 gennaio scorso – la “vaccinazione anti Herpes Zoster con vaccino ricombinante adiuvato a partire dai 18 anni di età”, in aggiunta alle altre disponibili (anti-influenzale, anti-pneumococcica, anti-Sars-Cov2, anti-meningococcica B e ACWY, anti epatite B, anti difterite tetano pertosse e anti Morbillo, Parotite, Rosolia e Varicella). Ma come essere informati sulla patologia e sulle opportunità di protezione? L’indagine Ipsosi mostra come siano pochi anche coloro che si rivolgono al proprio medico di fiducia per approfondire la conoscenza dell’Herpes Zoster e conoscere quelli che possono essere gli strumenti di prevenzione disponibili. Secondo l’indagine solo il 26% ne ha parlato col proprio clinico mentre, fra i pazienti che soffrono di altre comorbilità e che sono immunodepressi per altre condizioni, il dato sale al 30%. Su una cosa concordano tutti gli intervistati: per il 65% del campione dovrebbe essere lo stesso medico ad iniziare la discussione sul “Fuoco di Sant’Antonio” con il proprio paziente.

“I vaccini ‘fanno vita’ ma non c’è consapevolezza, soprattutto tra gli anziani, di questa opportunità di prevenzione che aiuta ad invecchiare meglio”, aggiunge Bernabei. “Nel caso dell’Herpes Zoster, oggi abbiamo a disposizione un vaccino proteico ricombinante che si è dimostrato altamente efficace nell’impedire la malattia e le sue sequele, offerto gratuitamente ai sessantacinquenni e ai soggetti ad aumentato rischio, in base all’accesso regionale. Un motivo in più per valutare insieme al proprio medico di fiducia l’opportunità di vaccinarsi”.

Se c’è ancora da fare sul fronte dell’informazione, sono molte le iniziative pubbliche che offrono opportunità di prevenzione gratuita sia alla popolazione con più di 65 anni sia alle persone fragili, attraverso progetti e campagne di vaccinazione su e giù per il Paese. Come l’open day organizzato dal Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS che, giovedì 2 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 16.00, consentirà a tutte le persone affette da varie patologie o condizioni di fragilità di vaccinarsi contro il “Fuoco di Sant’Antonio”. L’open day vaccinale è rivolto a coloro che soffrono di patologie oncologiche, oncoematologiche, reumatologiche; autoimmuni e croniche infiammatorie intestinali, così come a quanti sono affetti da Hiv o hanno subito un trapianto o una splenectomia oppure, ancora, che hanno un pregresso episodio di Herpes Zoster o delle recidive e anche per chi soffre di un’insufficienza renale cronica o è in dialisi.

L’esperienza di Ambulatorio Vaccinale congiunto Ospedale Territorio, possibile grazie alla sensibilità di Fondazione Policlinico Gemelli e alla disponibilità di ASL Roma 1 – spiega Patrizia Laurenti, Professore associato di Igiene Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore UOC Igiene Ospedaliera Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS – permette di intercettare pazienti fragili che accedono in ospedale per la loro patologia, per i quali l’offerta attiva della vaccinazione anti Herpes Zoster costituisce un fattore di protezione in grado di garantire qualità e sicurezza del loro percorso di cura, prevenendo complicanze gravi di possibili riattivazioni del virus varicella zoster”.

Ma non è solo il nosocomio romano a promuovere iniziative di questo tipo. Tra quelle in corso segnaliamo l’open day vaccinale anti Herpes Zoster, in programma dal 27 febbraio al 3 marzo, al Polo Vaccinale dell’Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino per gli over 65 e per le persone fragili con più di 18 anni o, ancora, la giornata di vaccinazione dedicata alla protezione anti pneumococco e anti Herpes Zoster per i nati tra il 1952 e il 1958 e residenti nel Municipio 9 di Milano prevista per sabato 4 marzo presso il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano.

A questi appuntamenti, poi, si aggiungono le iniziative di chiamate attive alla vaccinazione anti Herpes Zoster promossa da diverse aziende sanitarie a livello locale per coloro che hanno più di 65 anni come, per citarne alcune, quelle promosse in Lombardia dalla ASST Valle Olona e, in Veneto, dell’Azienda ULSS 8 Berica.

Va ricordato che l’Herpes Zoster (HZ), più comunemente noto come “Fuoco di Sant’Antonio”, è la riattivazione del virus varicella Zoster (VZV) che colpisce le strutture nervose. Alla riattivazione, di solito, si associa una dolorosa eruzione cutanea che, nonostante possa manifestarsi in qualsiasi parte del corpo, compare più frequentemente su un solo lato del torace o dell’addome sotto forma di una singola striscia di vescicole. Il VZV appartiene alla grande famiglia degli Herpes virus, ed è lo stesso che causa la varicella nei bambini. Il virus, infatti, dopo aver causato la varicella, rimane inattivo nel tessuto nervoso per poi risvegliarsi, in alcuni casi, a distanza di molti anni, sotto forma di fuoco di Sant’Antonio. Circa 1 individuo adulto su 3 svilupperà un episodio di Herpes Zoster nel corso della propria vita. L’incidenza e la gravità aumentano con l’età con un incremento dopo i 50 anni, arrivando ad 1 individuo su 2 nei soggetti di età ≥ 85 anni. La malattia si associa ad una pessima qualità di vita e per periodi prolungati assorbe molte risorse del Servizio sanitario nazionale in termine di visite, accertamenti e cure.

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