venerdì, Ottobre 16, 2026

MILANO: GLI ANNI CINQUANTA

di Carlo Radollovich

Una strada, nel 1890, aveva contraddistinto significativamente il sorgere di una città più nuova e moderna: via Dante. Negli anni Cinquanta spicca notevolmente il desiderio dell’innovazione tra gli edifici, consentendo agli architetti della nuova generazione di non sentirsi legati, ove possibile, a preesistenti realtà storiche. Nasce così corso Europa che darà vita a un quartiere decisamente evoluto nelle sue strutture.

L’arteria si rivela subito importante per gli urbanisti, non solo perché si raccorda con continuità a via Larga, ma anche perché raccoglie entità notevoli di traffico a sud del Duomo, mettendo pure in comunicazione corso Venezia con quello di porta Romana.

Il concetto di piazza si va gradualmente sostituendo con quello di “spazio”. La piazza infatti, con una tipologia assai regolare che si rifaceva a diverse figure geometriche, creava confluenza con le vie adiacenti, è vero. ma non creava quell’ampio respiro, gli spazi per l’appunto, che il prosieguo verso la modernità richiedeva.

Approfittando degli ampi squarci che le bombe dell’ultimo conflitto avevano purtroppo creato, assistiamo in centro ad una interessante novità: in nome dello spazio auspicato, questo si tramuta in “largo”, privo del bisogno di simmetria e quindi destinato a raccogliere l’esigenza dell’aumento progressivo di traffico veicolare.

Notiamo così il sorgere, per citare alcuni esempi, del largo Toscanini, del largo Augusto, delle più capienti piazza Missori e Meda. Diventa non più piazza, ma semplicemente spazio anche il Parco delle Basiliche, ove gli urbanisti hanno vinto la sfida nel destinare a parco pubblico tutta l’area esistente fra San Lorenzo e Sant’Eustorgio.

E che dire degli edifici nuovi, proiettati con raffinato gusto verso il futuro ? Ecco davanti a noi la Torre Velasca (vedi foto). Ovviamente non si tratta di un monumento scultoreo, ma sembra assumerne il valore emblematico, così come San Carlo al Corso testimoniava gli anni della Rstaurazione e l’Arengario gli anni Trenta. Costruita dagli architetti Banfi, Belgioioso, Peressutti e Rogers tra il 1950 e il 1958, svetta nel cielo di Milano assieme all’esile immagine della nostra Madonnina

E questi architetti “confezionano” un altro gioiello milanese: la Chase Manhattan Bank di piazza Meda, la cui fronte sembra rifarsi al volume dell’abside di San Fedele.

Insomma, ben prima dei grattacieli e delle splendide novità che oggi ammiriamo a Porta Nuova, Milano iniziava un percorso architettonico del tutto nuovo, in nome di quell’embrione di unità europea che oggi sembra purtroppo sfaldarsi.

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