giovedì, Ottobre 15, 2026

MASCHERE MILANESI

di Carlo Radollovich

Quando si parla di maschere, in particolare quelle nate nella nostra città, viene spesso in mente la figura di Meneghino in compagnia della moglie, di nome Cecca (diminutivo dialettale di Francesca).

Ma forse non tutti ricordano che, in anticipo di qualche decennio sulla classica maschera ambrosiana, introdotta da Carlo Maria Maggi, aveva fatto la sua comparsa in teatro Beltramm de Gaggian.

Escludiamo quella ancora più antica di “Lapoff”, sulla quale si dispone di notizie molto scarse.

Dapprima, Beltramm de Gaggian venne rappresentato in veste di servo sempre disponibile, garbato, dal carattere d’oro, vestito con un’ampia casacca che gli pendeva dalle spalle, pantaloni scuri e berretto nero.

Appariva, tuttavia, decisamente imbranato, tanto da coinvolgere in modo non proprio elegante anche gli abitanti di Gaggiano. Infatti, i milanesi più anziani ricorderanno un vecchio detto relativo ai mariti scontenti: “O che gaggian che son sta mi a sposà che la donna chi” ( o che stupido sono stato a sposare questa donna).

Ma, alcuni anni dopo, Beltramm de Gaggian si “evolveva” e veniva lanciato brillantemente a teatro dall’attore vercellese Niccolò Barbieri (1576-1641), tanto da apparire compare furbo e astuto. E nell’ormai usuale conflitto tra servi e padroni, egli si mostrava spesso scaltro e arguto, sebbene coinvolto in colloqui ricchi di fanfaronate, volendosi mostrare sulla scena molto più “signore” rispetto alle apparenze.

Va detto che Niccolò Barbieri, anche al di fuori delle recite a teatro, era persona molto apprezzata dal pubblico, onesta, soprattutto di grande dirittura morale.

Dopo Beltramm, maschera milanese per antonomasia prima di Meneghino, fu la volta della classica maschera ambrosiana con Cecca, che riuscì a  soppiantarlo. Meneghino non si nascondeva mai dietro qualsiasi genere di mascherina e veniva sempre rappresentato come personaggio libero e molto aperto. Si identificava con l’immagine della nostra città e Carlo Porta, nell’Ottocento, ne aumentò la popolarità. Inoltre, con le cautele del caso, ne sottolineò l’animo patriottico, una sorta di preciso segnale contro l’insopportabile dominazione austriaca.

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