29 Novembre 2021

L’alta finanza di Anna Bonomi

Qualora si volesse eleggere, con un teorico concorso, “la regina della finanza”, il titolo andrebbe quasi sicuramente alla milanese Anna Bonomi Bolchini (1910 – 2003), forse la più prestigiosa tra le protagoniste femminili della finanza italiana, ben inseritasi in questo mondo sin dagli inizi del secondo conflitto mondiale.
A soli diciannove anni si sposò con il noto architetto Angelo Raimondo Campanini e da questa unione nacquero tre figli: Carla, Alfredo e Carlo. Alla morte del padre, nel 1940, ereditò la Beni Immobili Italia, azienda proprietaria di un centinaio di edifici in città.
Nel dopoguerra, Anna Bonomi si lanciò, grazie anche ai fondi lasciati dal padre, alla ricostruzione della città e realizzò, tra il 1965 e il 1969, un grande complesso residenziale in località San Felice (Milano San Felice) a pochi chilometri dal centro cittadino.  Si trattava di ben 1500 appartamenti, attorniati da impianti sportivi, uffici, piccole piazze e un laghetto. Una città all’insegna del verde, come amava definirla.
Alcuni anni prima la sua impresa realizzò il grattacielo Pirelli, progettato da Gio Ponti, mentre il suo matrimonio entrò in una crisi nera, e venne poi annullato dalla Sacra Rota. Trascorso un triste periodo a livello personale, come del resto prevedibile, seppe rinascere dalla sua storia personale e si innamorò dell’avvocato Giuseppe Bolchini che poi sposò.
L’ascesa economica del suo Gruppo continuava senza soste e Anna Bonomi, seppure affiancata dal figlio Alfredo, controllava di persona le più importanti operazioni amministrative e finanziarie. Addirittura pensò  alla possibilità di effettuare vendite dirette ai consumatori e inventò a questo proposito il Postal Market.
Entrò poi a far parte della Mira Lanza, della Durban’s e del Credito Varesino, mentre pensava contemporaneamente anche ai più sfortunati, immergendosi in numerose attività di beneficenza. Finanziò l’Istituto delle Carline per  l’assistenza alle bambine povere o comunque prive di sussidi.
Dopo aver partecipato all’acquisto della Montedison, affidando la gestione di questo incarico al figlio Carlo, venne coinvolta nel crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvie e subirà poi anche lo scandalo relativo alla P2.
Tuttavia, negli ultimi anni della sua esistenza, partecipò attivamente alla promozione per la Ricerca sul Cancro, dimostrando ancora una volta il suo grande e sentito impegno a favore della società. Attorniata dai suoi cari, morirà a 92 anni nella sua casa di via Fatebenefratelli per poi essere tumulata nella tomba di famiglia nel cimitero Monumentale.

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