21 Maggio 2022

La radio milanese negli anni ‘50 e ‘60

Era stata promossa, tra gli altri, da due eccezionali “colonne” dell’emittente meneghina, una radio che si offriva agli ascoltatori della domenica pomeriggio con apprezzata generosità di idee e di contenuti divertenti.

Le “colonne” erano rappresentate da un ottimo Attilio Spiller (1913 – 1993), giornalista e caporedattore Rai e da un simpaticissimo Attilio Carosso (1915 – 1975), ideatore del Gazzettino Lombardo, poi del Gazzettino Padano e autore di diverse e buffe scenette che i vecchi milanesi, divertiti, ascoltavano in “Ciciarem on cicinin”, “Quatter pass in galleria” e “Tira, mola e meseda” (e cioè tira, molla e mescola).

La radio, nel dopoguerra e sino agli anni Sessanta circa, sapeva sprigionare una grande mole di creatività nei dialoghi e nelle simpatiche gag, tanto da immaginarle anche senza schermo televisivo, e soprattutto era in grado di tenere compagnia all’ascoltatore senza assordarlo con certe musiche che, anche a quei tempi, non sempre risultavano melodiche.

E che dire della “Compagnia comico-musicale di Radio Milano”, animata da Giovanni Barrella e da Fausto Tommei ? Partecipavano attori di spicco come Pina Renzi, Tino Scotti e addirittura Giovanni D’Anzi, ma non in veste di musicista (anche se qualche sua canzone ogni tanto ci scappava) bensì come interprete di gustose battute in milanese.

E poi, ecco apparire la schiera dei giovani con Febo Conti e Liliana Feldmann, quest’ultima particolarmente apprezzata nelle scenette musicali dal titolo “Febo, Liliana e grancassa”. Era proprio lei che impersonava la “Gagarella del Biffi Scala”, creatura musicale di D’Anzi. Inoltre, forse pochi hanno dimenticato Franco Parenti interprete di “Anacleto il gasista” o le gagliarde rappresentazioni di Evelina Sironi, davvero spassosa.

Insomma, dopo la guerra e dopo aver corso notevoli rischi tra mille bombe cadute dal cielo, in radio c’era una gran voglia di effettuare produzioni allestendo copioni semplici, ma di sicuro effetto, che mandavano in sollucchero gli “habitué” della domenica pomeriggio.

Esiste ancora oggi in Rai questa voglia di stupire ? Per certi versi sì (vedi gli interessanti documentari di Alberto Angela) per altri decisamente no (vedi certe banali rappresentazioni come “The voice senior”). Attendiamo novità interessanti, chissà, forse quando la pandemia consentirà finalmente di uscire da uno stato di angosciosita’, anche sotto il profilo artistico, sin qui più che penalizzante.

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