sabato, Ottobre 24, 2026

La Milano del 1738 sotto l’Austria

Una descrizione, assai precisa di Milano in quell’anno, ci fa rivivere la nostra città a quasi tre secoli di distanza grazie allo scrittore e storico Serviliano Lattuada (1704 – 1764), un dotto sacerdote di antica e nobile famiglia, discepolo del ben noto Ludovico Antonio 7Muratori.

Ecco la sua indimenticata guida dal lungo titolo: “Descrizione di Milano: ornata con molti disegni in rame delle fabbriche più cospicue che si trovano in questa metropoli dal 1737”. Si tratta di un’opera assai ricca, corredata da numerose incisioni in rame, che orienta il lettore, in cinque volumi (vedi foto), sulla storia, in parte artistica, della nostra città.

La pianta di Milano non si discosta molto da quella precedente (ossia centocinquanta anni prima). Vi si nota un nucleo fittamente popolato entro la cerchia dei Navigli, una fascia esterna delimitata dalle mura spagnole ove quartieri e borghi si espandono con abitazioni non molto grandi, a fianco delle quali si osservano numerosi orti e coltivazioni varie.

Di certo, mancano spazi urbani di una certa estensione, se si pensa che le piazze vere e proprie sono solo quella del Duomo (peraltro più ristretta rispetto all’attuale), quella del Palazzo Reale e la piazza Mercanti, quest’ultima con i suoi quattro lati chiusi attorno al Broletto.

Al di là di queste tre importanti piazze si notano soltanto semplici slarghi all’incrocio delle vie nonché i sagrati davanti alle chiese. Ovviamente, non mancano spazi privati di una certa estensione dietro ai più importanti palazzi di spicco.

Tra le vie milanesi di quel tempo, ci si accorge che le maggiori direttrici si dipartono dalle
Porte che ben conosciamo attraverso antiche piantine e cioè : il corso di porta Romana (quello che nei precedenti articoli abbiamo già avuto modo di citare per i cortei mascherati che vi si svolgevano), la corsia del Giardino (oggi via Manzoni), la contrada dei Meravigli che prosegue verso porta Vercellina e il Borgo delle Grazie (oggi corso Magenta).

Vi è inoltre la corsia dei Servi (oggi corso Vittorio Emanuele) che continua verso porta Orientale (ossia porta Venezia) e infine il corso di porta Comasina.

La città si forma gradualmente per una crescita che potremmo definire spontanea, in base allo sviluppo dell’edilizia privata e di quella religiosa. Quest’ultima, che ai tempi del Lattuada era preminente, conta oltre 250 edifici, tra cui chiese parrocchiali, conventi, cappelle, oratori, orfanatrofi e diverse opere pie.

Non esiste ancora la numerazione civica, che in seguito sarà attuata dall’imperatrice Maria Teresa, e le vie del centro cittadino si rifanno agli antichi mestieri (spadari, armorari, orefici e così via). In generale, tuttavia, sono le chiese che fanno da vero punto di riferimento per i forestieri in arrivo a Milano.

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