18 Ottobre 2021

Jazz moderno e musica classica: il connubio nasce con Marco Sinopoli

Chromatic landscape” è il primo disco dei “Marco Sinopoli Extradiction” e rappresenta per il gruppo un momento importante, frutto dell’appassionato lavoro fatto insieme e del desiderio coltivato negli anni di unire la passione per la composizione classica di Sinopoli con il jazz.

Questo lavoro discografico, che vede anche la partecipazione di un ospite speciale come Nicola Stilo, vuole rappresentare il primo di una lunga serie che vedrà impegnato il gruppo nei prossimi anni nella ricerca ed evoluzione di un sound sempre più caratteristico ed ispirato.

A Marco Sinopoli (chitarra e composizione) si affiancano Bruno Paolo Lombardi – flauto Luca Cipriano – clarinetto Fabio Gianolla – fagotto Alessandro Gwis – pianoforte

Toto Giornelli – basso Alessandro Marzi – batteria e Nicola Stilo – flauto (in Reminescences)

L’ ensamble con il trio di legni (flauto, clarinetto e fagotto) e il ritmo del quartetto jazz è in grado di far scaturire una musica dalle molte sfaccettature, con fitti incastri ritmici e melodici, uniti in un’armonia ricercata ma estremamente comunicativa e coinvolgente, nella quale diversi stili musicali si intrecciano verso un’ unica direzione. 

A Marco Sinopoli abbiamo posto alcune domande.  

Qual è il tuo background artistico-culturale?

Il mio background musicale mi vede nascere da una famiglia di musicisti classici, padre compositore e direttore d’orchestra e madre pianista, per cui la musica da subito è entrata a far parte della mia vita, fino a che, intorno ai 13 anni, ho imbracciato la chitarra elettrica e iniziato ad amare attivamente la musica con il rock. I miei ascolti negli ultimi 20 anni hanno gravitato fra la musica classica, la musica contemporanea, Il jazz, il blues, fusion, funk, il pop e le canzoni… sono sicuramente un onnivoro musicale per natura.

Conta e quanto l’improvvisazione nella tua musica?

L’improvvisazione in questo progetto conta nella misura in cui riesca a creare momenti di alto interplay*, formando un vivo e pulsante tessuto sonoro, cangiante in ogni momento e di ascolto reciproco sul palco. L’improvvisazione dell’assolo, per intenderci, è importante e divertente ma non è il focus del progetto. Allo stesso tempo i giri armonici di assolo di ogni brano raramente sono gli stessi dell’esposizione del tema, questo per sottolineare l’intenzione “veicolativa” della musica  scritta e della struttura del pezzo… il pezzo per noi non è un pretesto per improvvisare.

*lavoro di scambio reciproco attraverso il quale ogni esecutore influenza l’altro.

Ti avvali anche dell’elettronica nelle tue composizioni?

Questo progetto non prevede un particolare uso dell’elettronica per adesso. La uso sporadicamente in altri progetti ma con materiale pre-registrato da me realizzato, per ora non uso live-electronic.

Qual è l’esperienza musicale più importante e influente nella tua formazione?

Ritengo molto formativo il rapporto di studio con Ramberto Ciammarughi, artista estremamente raffinato e profondo, con il quale ho potuto studiare sia pianoforte che chitarra.

A cosa ti ispiri quando componi?

L’ispirazione è un concetto volatile e veloce che va carpito al momento giusto prima che sfugga… e ogni volta è qualcosa di diverso. Dipende anche dal “genere” musicale nel quale mi cimento. Non credo però che l’ispirazione sia qualcosa da attendere… va cercata ma prima ancora di questo bisogna lavorare sulla propria musica. Non funziono con un’ispirazione sonora in testa ma più con un sentimento o un immagine astratta della quale cerco poi di trovare i significanti, i segni, le note, in musica.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Alla rinfusa: Beethoven, Messiaen, Ligeti, Bach, Mahler, Brahms,Frank Zappa, Chick Corea, Pat Metheny, Metallica per citarne alcuni di genere diverso.

Come definiresti il lavoro “Chromatic landscape“? Quanto contano i colori in musica?Hai iniziato una ricerca creativa nuova. Qual è la molla che ti ha spinto a farlo?

Per me i colori in musica contano per il valore che vogliamo dargli. Parto dal presupposto che la percezione è un aspetto soggettivo/relativo quindi il colore come il suono non sono valori oggettivi. Sono misurabili, e probabilmente connessi in valori proporzionali di vibrazione, ma non mi piace pensare che l’influenza dei colori o dei suoni sulle persone abbiamo lo stesso effetto su tutti. Il titolo del disco è una suggestione per rappresentare i quadri musicali proposti, ma non c’è un ricercato legame con i colori, come poteva avvenire con Skriabin o Messiaen. La ricerca fatta si posa sull’aspetto di una formazione timbricamente particolare e il rifiuto di un arrangiamento per fiati in stile jazzistico o classico. Ho seguito altre logiche interne per la scrittura di questo disco con le conseguenti peculiarità emerse che rendono questo sound molto particolare.

Qualche notizia in più su MARCO SINOPOLI.

Marco Sinopoli, figlio del grande Direttore d’orchestra Giuseppe, morto nel 2001 a Berlino, è compositore, arrangiatore e polistrumentista; ha collaborato come chitarrista in Italia e all’estero con diversi artisti, nell’ambito del jazz e della musica leggera.

Ha ricevuto diverse commissioni come compositore da vari enti e accademie e nel 2019 ha vinto il prestigioso premio internazionale “Macerata Opera Festival” e la commissione per il lavoro di teatro musicale “Can you heart me?”. Oltre al lavoro in studio come turnista e arrangiatore, compone musiche per spettacoli teatrali, cortometraggi, pubblicità e documentari.

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