2 Dicembre 2022

IMAGE CAPITAL: la fotografia come non l’avete mai vista

Si è aperta a Bologna una mostra che cambierà la vostra idea della fotografia. Vi farà capire come questo sistema che banalmente ormai possiamo usare senza problemi quando vogliamo con i nostri cellulari, sia ormai diventato un mezzo indispensabile per la tecnologia dell’informazione più sofisticata.

Non solo. Questa mostra sarà in grado di farvi capire come ci si stia orientando verso un nuovo e rivoluzionario utilizzo della fotografia, quella digitale in particolare, che cambia la sua stessa funzione originaria, diventando un aiuto indispensabile per gli scienziati al fine di approfondire la ricerca e creare nuovi sistemi di comunicazione, costituendo un vero e proprio capitale alla base di numerosi progetti industriali e produttivi, ma anche in ambito culturale.

La fotografia viene vista nella mostra come un sistema di creazione, elaborazione, archiviazione, protezione e scambio di informazioni visive. Insomma, la fotografia ha cambiato decisamente pelle. Non più documento che certifica l’esistenza di un certo oggetto, ma strumento capace di progettare nuovi oggetti, nuove realtà, pensiamo al rendering, con la creazione di ambienti digitali in spazi tridimensionali.

Armin Linke CERN di Ginevra

La fotografia diventa perciò sempre più mezzo per immaginare nuovi mondi, favorendo i manager che attraverso di essa possono valutare il costo delle realizzazioni pratiche, gli ingegneri che possono testarne l’aerodinamicità, la congruità meccanica, tecnologica, ecc. e i designer che ne valutano l’impatto estetico. Senza dimenticare che la macchina che elabora queste informazioni visive è anche in grado di imparare, migliorare, sviluppare nuove prospettive in modo autonomo (machine learning).

Insomma, la fotografia apre nuovi orizzonti e in questo viaggio veniamo accompagnati negli spazi del MAST di Bologna (fino all’8 gennaio 2023) dal grande fotografo Armin Linke e dalla storica della fotografia Estelle Blaschke, ricercatrice all’Università di Basilea. La mostra è curata da Francesco Zanot che ha lavorato per quattro anni a questo progetto, che racconta una storia della fotografia diversa.

Armin Linke Produzione di orchidee

Con la fotografia digitale si assiste, infatti, a un vero e proprio salto di scala della sua funzione, in quanto gli oggetti del nostro mondo, anziché essere soltanto ripresi dalle fotografie vengono essi stessi costruiti sulla base delle fotografie e delle loro possibili rielaborazioni. Quindi, siamo di fronte a una fotografia che da passiva diventa attiva, capace di creare, con ricadute sul piano economico e politico, perché le immagini rappresentano esse stesse dei valori che arricchiscono chi le possiede in quanto aprono scenari impensabili, non solo nell’immaginario.

La mostra è suddivisa in sei sezioni. La prima, “Memory”, analizza la capacità di questo mezzo di raccogliere e immagazzinare le informazioni. Gli archivi in questo senso diventano veri e propri depositi di memoria visiva

Stoccarda Performance Computing Center

La seconda, “Access”, fa capire le diverse modalità di reperimento, archiviazione e indicizzazione delle immagini. In altri termini, immagini e informazioni testuali si fondono in un unico file.

Nella terza, intitolata “Protection”, si esaminano le diverse strategie per conservare a lungo termine le immagini e le informazioni. L’attività di gestione e protezione non si esplicano solo nel preservare gli originali ma anche nel garantire i diritti di proprietà.

La quarta sezione, “Mining”, illustra l’analisi delle immagini e il loro utilizzo nelle tecnologie di riconoscimento automatico, in particolare nei settori dell’industria e della sicurezza. La computer vision – identificazione automatica di oggetti e modelli – è diffusa nei settori dell’ingegneria, agraria e robotica.

La quinta sezione, “Imaging” è quella più creativa dove si analizzano le tecniche di visualizzazione, modellizzazione e progettazione. La fotografia serve per visualizzare, documentare, investigare processi che non riescono ad essere percepiti dall’occhio umano.

Sito di stoccaggio Iron Mountain (USA)

Infine nella sesta sezione, “Currency”, ci si sofferma sul valore delle immagini in quanto contenitori di informazioni e sul loro possibile utilizzo. Con la fotografia digitale è cambiato il sistema di attribuzione di valore, che oggi si basa soprattutto sulla sua riproducibilità.

La mostra comprende una vasta selezione di interviste, immagini d’archivio, oggetti originali, esposti senza cronologia o rispetto di logiche prioritarie perché il senso è quello di offrire al visitatore un’esperienza immersiva e, in tal modo, anche emozionale.

La fondazione MAST, in via Speranza 42, a Bologna, è aperta da martedì a domenica dalle 10 alle 19 a ingresso libero. Per informazioni www.mast.org

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