venerdì, Marzo 1, 2024
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Il fascino discreto del Guercino. In attesa della prossima mostra a Torino

Nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino si terrà dal 28 marzo al 28 luglio la mostra “Guercino. Il mestiere di pittore”, prodotta da Coop Culture con Villaggio Globale, e curata da Annamaria Bava, Musei Reali, e Gelsomina Spione, dell’Università di Torino.

Mago Brumio, penna, inchiostro bruno e acquarellatura

Anche se non ci vedeva molto bene (non per nulla era soprannominato “Il Guercino”) aveva un occhio sensibile e una mano ferma che si notava subito fin dai suoi primi disegni giovanili, tanto che  padre Mirandola, che aveva compreso le eccezionali doti del giovane artista, riunì tutti quei lavori in un manuale antologico, intitolato “I principi del disegno”, destinato ai ragazzi che volevano intraprendere quest’arte.

Insomma, il Guercino, cioè Giovanni Francesco Barbieri, originario di Cento, cittadina posta in posizione strategica tra Bologna e Ferrara, fin da giovane mostrò il suo talento che fece dire a Ludovico Carracci che era un “mostro di natura e miracolo da far stupir”.

E detto da uno dei pittori che fu, insieme allo Scarsellino e a Carlo Bononi, un maestro e un punto di riferimento importante per il giovane artista centese, conferma la qualità dei suoi lavori che, dopo le prime opere in cui il soggetto principale era il paesaggio (pensiamo a certe pitture murali di Casa Pannini), passò con altrettanto successo alla realizzazione di nudi. Da qui l’”Accademia del nudo” che il pittore aprì per insegnare la sua tecnica ai giovani.

San Matteo e l’Angelo, olio su tela, 1622

Insomma, il Guercino era un pittore abbastanza conosciuto ma non ancora pienamente affermato. Come nella vita di tutti, in certi casi occorre un colpo di fortuna al momento giusto per fare quel salto di qualità al quale si aspira. E per Guercino fu l’incontro con Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna, che gli era stato presentato da padre Mirandola e da Ludovico Carracci e che apprezzava la sua abilità.

Poi un accadimento importante aiutò il Guercino ad emergere. La salita al soglio pontificio di Ludovisi, che prese il nome di Papa Gregorio XV. A questo punto il Guercino si trasferì a Roma e realizzò diverse importanti opere per il pontefice (ci piace ricordare tra le altre l’”Aurora” e la “Fama”).  

Vale la pena ricordare che tutto il ciclo di dipinti realizzati per Alessandro Ludovisi, futuro papa, sarà esposto per la prima volta dopo 400 anni alla Mostra di Torino.

Ad aprire la strada del successo al Guercino contribuì anche la scomparsa di un pittore del calibro di Guido Reni, che in qualche modo avrebbe potuto oscurarne la fama (lo ammetteva lo stesso Reni quando scrisse che si augurava di morire perché riconosceva di essere vissuto troppo “dando fastidio a tanti altri, forzati a star bassi finch’io vivo”).

Eravamo nel 1624 e il Guercino aveva davanti a sé ancora diversi anni (morirà nel 1666) in cui mostrò le sue grandi doti di pittore ma anche l’indubbio talento negli affari. Ricordiamo che realizzò un “listino prezzi” delle sue opere, che variava a seconda del committente e delle dimensioni delle tele, oltre che dei pigmenti, più o meno rari, usati.

Qui, ci fermiamo perché questo è solo un assaggio di quello che potrà proporre una mostra che non vuole solo ricordare un artista importante (l’esposizione prevede circa 100 sue opere provenienti da 30 prestatori diversi)  ma anche raccontare il mestiere e la vita dei pittori del Seicento, dietro le quinte, approfondendo temi spesso non conosciuti.

La Mostra prevede dieci sezioni, una più interessante dell’altra. Ne citiamo solo due, l’VIII che analizza l’atmosfera in cui si muovevano gli uomini negli anni in cui viveva il Guercino, tra la spinta innovativa del pensiero galileiano e certe  derive magiche (streghe, sortilegi, ecc.) che il Nostro affrontava con scetticismo ma anche una certa dose di malizia.

Apollo scortica Marsia, olio su tela, 1618

E l’ultima sezione intitolata “Sibille e femmes fortes”. Il mito delle sibille, donne giovani e belle in grado di predire il futuro ebbe un riscontro importante nelle opere pittoriche del Guercino, che vi si avvicinò con il suo stile garbato, seppure attento alla sensualità e al mistero.

Un ultimo appunto. Il Guercino ha affascinato con i suoi lavori anche grandi scrittori. Ricordiamo Goethe che lo ha descritto in modo efficace comeun “pittore intimamente probo, virilmente sano, senza rozzezze; le sue opere si distinguono anzi per gentile grazia morale, per tranquilla e libera grandiosità…  La levità, la purezza e la perfezione del suo pennello sono stupefacenti.

La sua pittura, che consiste tra l’altro nel giustapporre “macchie” molto uniformi di colore in modo equilibrato e armonico, rappresenta davvero una cifra stilistica unica (questa tecnica è stata definita la ”macchia guercinesca”) ed è un altro aspetto che chi visiterà la mostra potrà scoprire.

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