mercoledì, Febbraio 28, 2024
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Eugenia Canale Quartet: RISVEGLI

I “Risvegli” ai quali si riferisce Eugenia Canale, nel titolo del suo ultimo CD (da Barnum for Art), sono quelli della Natura che ha bisogno di acqua per rigenerarsi. Nulla di più attuale in questi periodi di siccità. E un improvviso temporale primaverile viene interpretato dai musicisti del suo quartetto come un estemporaneo concerto, fatto del suono di gocce che cadono, di tuoni in lontananza, di un’atmosfera che non induce alla tristezza o alla malinconia. Tutt’altro. Predispone alla speranza, che dal cielo arrivi il messaggio della vita che rinasce. Di cui tutti abbiamo un incredibile bisogno.  E il jazz è capace, ancora una volta, di cogliere e decifrare questi messaggi, trasformandoli in emozioni. 

Eugenia Canale (foto di Lucia Zanini)

I pezzi che vengono suonati sono tutte composizioni di Eugenia Canale. Accanto al piano, da cui la giovane Artista è capace di trarre un suono limpido grazie alla estrema delicatezza (ma convinta padronanza) con cui le sue dita danzano leggere sulla tastiera, non possiamo non sottolineare il contributo dell’armonica cromatica di Max De Aloe, uno dei più brillanti, istrionici e visionari artisti di questo strumento.

E’ un personaggio che bisognerebbe conoscere più a fondo Max. Basterebbe cominciare a leggere il suo recente libro “L’armonica che respira” nel quale racconta con un tono leggero e ironico come si sia avvicinato a questo strumento, snobbato (a torto) dal pubblico, almeno fino a quando non lo sente suonare da lui. Il respiro di cui parla Max, infatti, glielo infonde lui stesso e serve a dargli quell’anima languida e appassionata a cui non è facile resistere.

Nel libro, c’è anche un accenno a un concerto che Max ha tenuto proprio con Eugenia Canale, e a quel miracolo che capita qualche volta quando in una esibizione ci si rende conto che tutto gira alla perfezione: “suoni perfetti, dinamiche sempre ben calibrate, compagni di viaggio eccelsi…”

Tornando al CD “Risvegli” non vanno dimenticati gli altri componenti del quartetto e cioè il double bass di Riccardo Fioravanti (apprezzabile nel brano 3) e la batteria di Marco Castiglioni.

I brani di Eugenia Canale partono da un nucleo di note semplici, orecchiabili. Ma è proprio il loro sviluppo che è capace di coinvolgere chi lo ascolta. Certe volte, però, parlare di semplicità di una traccia musicale (chissà perché) non è molto apprezzato. Si confonde semplicità con superficialità. Ma non è così.  Al contrario, è la capacità di lasciarsi alle spalle zavorre intellettuali che certe volte appesantiscono o sviano un certo discorso. E cercare di andare all’essenza delle cose non è da tutti.

Eugenia Canale (Foto Lucia Zanini)

Da segnalare, tra gli altri, il brano “Chiquinha” che è un omaggio, sentito e appassionato, alla compositrice e pianista brasiliana, Chiquinha Gonzaga, vissuta nella seconda metà dell’Ottocento, che si oppose alla società patriarcale dell’epoca. Simbolo dell’emancipazione  femminile, fu la prima donna a dirigere un teatro lirico ed è considerata la madre della musica brasiliana, conosciuta come “tango brasiliano”, una fusione riuscita di stili diversi.

Il CD si chiude con un pezzo, dal titolo “Agua y limon”, davvero gradevole per l’eleganza e la grazia del motivo del quale, insieme a un certo aspetto parodistico e un po’ impertinente, si apprezza quel retrogusto dolce e amaro che è una delle peculiarità delle composizioni di Eugenia Canale.

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