3 Ottobre 2022

IL DIALETTO MILANESE ALLA RADIO NEL DOPOGUERRA

di Carlo Radollovich

Nel dopoguerra, sin verso gli anni Settanta, la creatività messa in onda dalla nostra radio, era capace di attrarre migliaia di spettatori, quando venivano trasmesse simpatiche scenette in vernacolo. Chi erano gli autori che riuscivano a far sorridere i nostri concittadini nel primo pomeriggio della domenica?

Senza dubbio occorre citare Attilio Carosso (1915 – 1975), giornalista raffinato, redattore del Giornale Radio e autore di testi che venivano irradiati per la gioia dei milanesi in “Cicciarem on cicinin”, “Tira, molla e meseda”, Quater pass in Galleria”. Il tutto veniva affidato all’ottima interpretazione recitativa della Compagnia comico-musicale di Radio Milano.

Ma anche Attilio Spiller (1914 – 1993) non fu da meno. Assieme al collega e amico Carosso fondò il primo giornale radiofonico regionale, il ben noto Gazzettino Padano e scrisse spesso assieme a lui brillanti e simpatici sketch che venivano magistralmente recitati dai più conosciuti Fausto Tommei, Febo Conti, Liliana Feldmann (vedi foto), Franco Parenti ed Evelina Sironi.

Ma anche Tino Scotti, con la sua aperta comicità, Pina Renzi, dalla recitazione vivace e umoristica e l’indimenticato Giovanni D’anzi, con le sue attraenti e affascinanti melodie (tra le quali la canzone “Gagarella del Biffi Scala”, ispirata per l’appunto alla figura di Liliana Feldmnann), facevano parte del seguitissimo “Cicciarem on cicinin”.

La Feldmann, nella sua lunga carriera, ebbe modo di intrecciare numerose recite con quelle di Evelina Sironi, personaggio dall’inconfondibile brio e dal delizioso umorismo. Il loro linguaggio, in sostanza, era uno solo e rifletteva la milanesità sotto ogni profilo. Non soltanto per il dialetto molto caro a t tutti i veri meneghini, ma per il parlare schietto, sincero e particolarmente diretto. Anche Franco Parenti, con la sua voce chioccia, interpretava a meraviglia la figura di “Anacleto il gasista”.

Si faceva notare in quegli anni anche Alberto Cavaliere (1897 – 1967), laureato, giornalista e soprattutto poeta. Aveva la straordinaria capacità di comporre in breve tempo gustosi versi in rima. Nato in provincia di Reggio Calabria, ma da anni residente e innamorato di Milano, in molti si ricordano di lui e delle sue radiocronache rimate al termine del “Gazzettino Padano”.

Laureato in chimica e conscio della freddezza della materia, riuscì a renderla malleabile grazie ad una serie di poesie contenute nel volume “Chimica in versi”. Tra le sue numerose opere spicca “La storia di Milano in sesta rima”. Ottimo il finale dedicato alla nostra città: “…fervido e insonne il cuore di Milano, spera e confida nel buon senso umano. E qui vi lascio, ripetendo anch’io: Milanesi, fratelli, popolo mio!”

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