7 Dicembre 2022

CURIOSITA’ SUL PRIMO VOLO ITALIANO IN MONGOLFIERA

di Carlo Radollovich

Dopo i fratelli Montgolfier, il nobile milanese Paolo Andreani (1723 – 1823) è stato il primo italiano a levarsi in volo con un pallone mosso da aria calda. Eseguì una prima prova, positiva, che gli consentì di levarsi dal suolo per poche decine di metri, dopodiché si decise ad annunciare pubblicamente una vera e propria ascensione con la sua “macchina aerostatica”, partendo dalla sua villa di Moncucco nel comune di Brugherio.

Era il 12 marzo 1784, una vigilia ricca di suspence. Anzitutto, la preannunciata assenza dei fratelli Gerli, gli ingegneri che avevano realizzato l’enorme telaio della mongolfiera (forse timorosi per una cattiva riuscita dell’esperimento ?) e poi una terribile ansia qualora il tutto si fosse risolto in un pesante fiasco davanti alle molte personalità invitate.

Tuttavia, quando il conte Andreani ispezionò la navicella di vimini dentro la quale avrebbe preso posto, tentò di mostrarsi sereno davanti ai primi curiosi che attorniavano il pallone non ancora ricolmo d’aria calda. Sembrava inoltre che avesse riacquistato una buona dose di fiducia, malgrado la forte preoccupazione che si leggeva sul volto della fidanzata.

Diede uno sguardo al cielo prima degli ultimi preparativi: le nubi si erano fatte da parte, sconfitte da una leggera brezza, ma in compenso la temperatura si era abbassata. Certo, l’assenza dei fratelli Gerli si sarebbe fatta sentire, ma egli riuscì a rimpiazzarli tempestivamente grazie a due suoi fidati collaboratori, Gaetano Rossi e Giuseppe Barzago, entusiasti di salire in cielo con il loro capo. Il giorno dopo, quando il pallone stava per gonfiarsi completamente, essi furono i primi a saltare nella navicella.

Quasi contemporaneamente, circa un’ora prima della partenza, l’oste di Moncucco, augurando buon viaggio, recava con sé tre bottiglie di raffinatissimo vino rosso, affermando che il donatore non aveva voluto farsi riconoscere. I due compagni di viaggio se ne scolarono un paio senza farsi accorgere dal conte Andrea. E quando uno squillo di tromba annunciava il distacco da terra, egli si rese conto di avere a bordo due persone completamente ubriache. Per evitare lo scandalo, disse loro di non muoversi e di non proferire parola.

La partenza avvenne con molta celerità, tanto che l’Andreani non si rese conto delle urla di gioia che il pubblico aveva fatto esplodere. Il volo durò venticinque minuti circa e, dopo aver raggiunto l’altezza di milleduecento braccia, il capo spedizione (ma in sostanza era rimasto lui solo) azionò il meccanismo di discesa poiché il fuoco nel fornello stava calando d’intensità.

Il giorno seguente, le congratulazioni pervenute all’Andreani dai corpi accademici, dal podestà e dal cardinale Angelo Durini (compose per l’occasione un’ode in latino) furono numerose. Ma la più grande manifestazione d’affetto gli fu tributata alla Scala, ove l’entusiasmo di tutto il pubblico si sciolse in applausi fragorosi. Si racconta che il soprano Anna Morichelli Bosello lo abbracciasse con molta emozione. Alla fine dei festeggiamenti, a Paolo Andreani restò un dubbio. Chi aveva procurato le bottiglie di vino per l’equipaggio ? Qualcuno contrario alla buona riuscita dell’esperimento ? Non lo sapremo mai, ma i fratelli Gerli rimangono i più sospettati…

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