10 Dicembre 2022

BUFFALO BILL E LA SUA PRESENZA A MILANO

di Carlo Radollovich

Nasce nello Stato dello Iowa nel febbraio 1846 con il vero nome di William Frederick Cody e, sin da piccolo, mette in evidenza la sua grande passione per i cavalli. Infatti, a soli quattordici anni, si mette a disposizione dell’azienda Pony Express, il servizio di posta particolarmente attivo nell’effettuare recapiti veloci tramite cavallo anziché ricorrere alla carrozza.

Poco più che ventenne sottoscrive un contratto come cacciatore di bufali presso la Union Pacific, impresa che sta realizzando la ferrovia Kansas Pacific. Perché un’assunzione specifica con tale incarico ? Le migliaia di operai che lavorano a quest’opera reclamano abbondanti pasti a base di carne e poiché in loco esistono solo bufali, William Cody, grazie alle sue particolari doti nell’arte venatoria, riesce a ucciderne ben quattromila nel giro di otto mesi. E da quei giorni viene… battezzato da amici e parenti “Buffalo Bill”.

Si trasferisce a New York nel 1872 e qui si ritrova famoso e popolare perché lo scrittore Ned Buntline (1821 – 1886) l’aveva nel frattempo messo al centro di alcuni romanzetti, in parte inventati di sana pianta, che lo vedono misurarsi in numerose avventure. Bill ne approfitta per lanciarsi nel mondo dello spettacolo, non certo per cimentarsi nell’abilità recitativa, bensì con l’intenzione di dar vita ad un vero e proprio “Wild West Show”, ove si evidenziano soprattutto spericolate prove muscolari. Insomma, una sorta di circo.

Vi partecipano personaggi di una certa notorietà come Annie Oakley (1860 – 1926), abilissima con il fucile, e niente meno che il capo indiano Toro Seduto, “scritturato” dal nostro Buffalo Bill per ricostruire assieme ad altri attori la disperata resistenza del generale Custer a Little Big Horn. Va detto che, nel 1885, il Wild West Show è all’apice dei successi tanto che, appena due anni dopo, iniziano per Bill le tournée internazionali: Londra, Parigi e per l’appunto Milano. Nella nostra città giunge una prima volta nel 1890 e successivamente nel 1906.

Elogiando Buffalo Bill, lo scrittore milanese Alberto Lorenzi, nel suo libro “Milano in carrozza” scrive tra l’altro: “E’ un cow boy capace di sparare nelle più arrischiate e assurde posizioni, tenendo il suo Winchester posato tra un orecchio e l’altro del cavallo oppure, sbilanciato, sparando al punto da sfiorare l’erba…”.

Per sette giorni consecutivi, all’Arena, i milanesi sono affascinati (in occasione di entrambe le sue visite) dall’impeccabile Buffalo Bill e dai suoi 180 cavalli, 18 bisonti oltreché da muli, alci e cervi. Le rappresentazioni riguardano anche l’attacco degli indiani alla diligenza, le dimostrazioni dei sistemi vari con cui i cavalli vengono domati, le gare di velocità, diversi tipi di rodeo e infine un numero al quale Bill è particolarmente affezionato: la battaglia grazie alla quale si vuole “abbattere” un buon numero di pellerossa per salvare l’immancabile fanciulla rapita.

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