martedì, Aprile 23, 2024
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Beatrice d’Este e una sua passione: la caccia.

Ci furono donne, per la verità poche, che nel Medioevo si mostravano appassionate di caccia. Si trattava di norma della cattura di piccole prede, tra cui fagiani, beccacce, pernici e altre ancora. Ma la duchessa di Milano Beatrice d’Este (1475 – 1497), moglie di Ludovico il Moro, tra l’altro cavallerizza assai esperta, amava spingersi spesse volte a cacciare anche animali di grossa taglia come cervi e cinghiali.

Si racconta che nel 1495, in occasione di una partita di caccia e con alcuni cavalieri al suo seguito, desiderasse inoltrarsi in un’ampia foresta alle porte di Milano (probabilmente il bosco della Merlata), per poter cacciare alcuni cinghiali. La fortuna volle che, nel giro di poco tempo, riuscisse a catturarne un paio, ma, non soddisfatta, volle proseguire.

Ad un certo punto, vide spuntare tra il fogliame un cinghiale di dimensioni decisamente grosse, fuori dal normale. Lo voleva catturare a tutti i costi, ma il suino, a dispetto della sua mole, si mise in fuga precipitosamente saltando con estrema agilità fossi e ruscelli, tanto che i cavalieri, tutti stanchissimi per l’inseguimento durato ore, restarono indietro.

Ma Beatrice, forte dei suoi vent’anni, continuava a spronare il proprio cavallo e a inseguire. Dopo la furiosa cavalcata, notava che il cinghiale, forse sfinito, tendeva a rallentare la marcia per poi accucciarsi alla base di un albero. E la duchessa, imbracciata la balestra, tentò finalmente di colpirlo.

Tuttavia, proprio in quell’istante, Beatrice avverti’ un forte dolore al petto e cadde da cavallo, per fortuna senza conseguenze. Rimase immobile per terra, cosciente, senza avere la forza di chiamare aiuto. Un paio di cavalieri la raggiunsero, seppure in ritardo, tentando di soccorrerla. Ma ecco apparire improvvisamente un frate, forse un asceta o un eremita, che le si avvicinò con cura e le diede da bere un elisir, evidentemente quasi miracoloso.

La donna si riprese in fretta e raccontò ai suoi due accompagnatori il malore e il dolore che l’avevano colpita, notando contemporaneamente che sia il grosso cinghiale, sia il frate, erano completamente spariti. Rientrata al Castello, spiegò al marito quanto successo e soprattutto l’evento straordinario del frate e dell’elisir.

Ludovico il Moro pensò subito ad una grazia divina e fece celebrare diverse messe di ringraziamento per il pericolo scampato. Purtroppo, nemmeno due anni più tardi, Beatrice d’Este moriva di parto dando alla luce il terzo figlio di Ludovico, non sopravvissuto.

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