venerdì, Marzo 1, 2024
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Antropocene: la malattia chiamata uomo

“Antropocene”, ovvero il racconto in suoni della modernità, è uno spettacolo che fa pensare, senza avere bisogno di parole (oggi, spesso usurate e deformate) ma con immagini che risalgono a una delle opere di pittura più misteriose, “Il giardino delle delizie” del fiammingo Hieronymus Bosch.

I quattro protagonisti dello spettacolo

Lo abbiamo visto alla Fabbrica del Vapore per la regia di Jesùs de la Iglesia. Le immagini del filmato acquistano forza e peso anche grazie alla bellissima colonna sonora, eseguita dal vivo da Paolo Paliaga, Luca Pedroni e Patrizio Balzarini che sorregge quella che è una vera e propria denuncia nei confronti della arroganza degli uomini.

L’uomo si è appropriato della terra, delle sue bellezze e dei suoi tesori. E non ha saputo apprezzarli, goderne come avrebbe dovuto. Se ne è approfittato per i suoi meschini fini e ora rischia che questa sua orgogliosa tracotanza possa condurlo alla distruzione finale.

Le immagini che scavano, frugano con intelligente acribia nella grande opera del pittore fiammingo, cogliendo particolari, evidenziando mostruosità, fantasie erotiche, animali fantastici, ci immergono in un mondo fatto di inquietudini che nascono da incubi, paure, pulsioni sessuali represse che sono anche le nostre.

Un continuo movimento di figure ed espressioni vivide, colorate, che si mescola anche con filmati del nostro tempo, mentre i suoni, spesso inusuali, arditi, gestiti con gusto evocativo e suggestivo,  sottolineano con aderente sincronicità ed efficacia le emozioni che scaturiscono dallo schermo.

Quelle immagini così riproposte perdono il senso dell’epoca in cui sono state realizzate per diventare icone simboliche che ben rappresentano lo smarrimento che viviamo nella nostra epoca, confusa, incerta, violenta, senza prospettive.

Il nostro pensiero è che la natura tornerà ad essere sana, se si libererà di quel parassita, di quel virus, di quella malattia mortale che è l’uomo.

Il finale del romanzo di Svevo ritorna alla mente a proposito vedendo le sequenze finali del filmato di “Antropocene” con la catastrofe atomica. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

Ma pur essendo consci di quanto stiamo rischiando con la nostra corsa folle sembra ci sia impossibile fermarsi e riflettere. Questo lavoro, che ha una sua forza e dignità, darà il suo contributo se lo lasceremo, anche solo per poco, arrivare alle nostre coscienze obnubilate.

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