15 Agosto 2022

Amelia Rosselli, l’infelicita’ di una poetessa

Nasce a Parigi nel 1930, figlia dell’antifascista Carlo e di Marion Cave, instancabile attivista del partito laburista britannico. Il padre viene ucciso nel 1937 su ordine delle autorita’ fasciste mentre la madre, ammalata da tempo, si spegne nel 1948 lasciando Amelia in una cupa e tragica atmosfera esistenziale.

Amelia parla correntemente il francese, l’inglese e l’italiano, ma decide di scrivere soltanto nella nostra lingua dopo aver stretto amicizia con il poeta Rocco Scotellaro. E anche questo legame si dissolve presto perche’ Rocco scompare nel 1953, appena trentenne, vittima di un improvviso infarto.

La poetessa si butta a capofitto nella composizione di poesie, materia che viene forgiata nella sua mente da quel sottile linguaggio artistico che la musica e’ in grado di suggerirle. Infatti, suona violino e pianoforte, dedicandosi pure alla teoria musicale, tanto che alcuni suoi saggi vengono pubblicati su ”Diapason”, la rivista edita da Mondadori.

Numerosi sono i suoi versi che appaiono nel frattempo, tra cui “Variazioni belliche” e “La Libellula”, che Pier Paolo Pasolini commenta favorevolmente. Lo stesso Pasolini la invita a scrivere un saggio sulla concezione metrica, saggio che si intitolera’ ”Spazi metrici”.

Lei non abbraccia suggerimenti o consigli che alcuni colleghi vorrebbero porgerle. Infatti, la sua poesia continua ad assumere toni del tutto solitari, contraddistinti anche da lunghi silenzi. Sono i primi sintomi di un morbo che lei stessa commenta ne ”La storia di una malattia”. E si tratta purtroppo di Parkinson.

Malgrado altre complicazioni si affollino nella sua mente (disturbi psichici e altri di natura organica), Amelia mette in atto una valida reazione emotiva che si puo’ leggere, ad esempio, nella “Serie ospedaliera”, nel “Documento” e nel ”Diario ottuso”. I suoi scritti, chiari e trasparenti, rivelano attente descrizioni del suo essere, nonche’ informazioni riguardanti la sua misteriosa e affascinante esistenza.

Travolta da profonde crisi, muore suicida nel 1996 nel suo appartamento romano di via del Corallo, ove aveva trascorso gli ultimi vent’anni della sua vita.

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