23 Gennaio 2022

Un acrobata volante attorno alla Madonnina

Un certo Giovanni Palmiri, di professione acrobata circense, lo troviamo ai Giardini Pubblici di Porta Venezia nel giugno del 1947, intento a deliziare i Milanesi presenti con numeri di alta acrobazia da venti metri da terra. È un uomo dal cuore d’acciaio, pronto a sfidare la morte in parecchi momenti delle sue pericolose evoluzioni.

Aveva dimostrato coraggio anche durante il secondo conflitto mondiale. Infatti, prigioniero di guerra in Germania, riuscì a fuggire dal campo di concentramento correndo molti rischi che poté incredibilmente superare.

Ora, ai primi di agosto dello stesso anno, desidera ringraziare il buon Dio per averlo preservato da mille insidie e formula un’idea sconsigliata da parenti e amici: lanciare dall’aereo un mazzo di fiori verso la Madonnina del Duomo di Milano dopo aver agganciato al velivolo un particolare trapezio, effettuando sullo stesso sbalorditivi movimenti ginnici.

La Questura, tuttavia, non gli concede il permesso. Ma Giovanni non si arrende e soprattutto non si perde d’animo. Contatta immediatamente un ex colonnello dell’aviazione, insiste con le autorità romane bypassando quelle milanesi, fa valere la sua preparazione, soprattutto la provata abilità e finalmente ottiene il via libera.

Per la verità, il tenente pilota Aurelio Ferrari è pronto a garantire la buona riuscita dell’impresa e i due si avviano verso l’aeroporto di Linate. Il 4 agosto mattino, tutto è pronto per far partire la strana avventura.

Il piccolo aereo, un biplano Caproni, si alza in volo e si dirige a velocità sostenuta verso il Duomo. Giovani Palmiri, vestito di rosso, esce dalla carlinga e sfidando non solo le virate del velivolo, ma soprattutto l’aria che gli viene incontro, riesce a raggiungere il trapezio con mosse feline, sul quale eseguirà alcuni volteggi subito dopo aver lanciato i fiori in direzione della statua.

I numerosi spettatori, con il naso all’insù, sentono il cuore in gola per la forte emozione e trattengono il fiato. Altri chiudono gli occhi perché frenati dalla pericolosa impresa. Ma Giovanni, con assoluta calma, come riferirà il pilota, rientra nella carlinga con abilissimi movimenti e si siede al suo posto. Un giornalista tedesco scriverà: “Der fliegende Narr hat Mut zu verkaufen” (il pazzo volante ha coraggio da vendere).

La guerra è terminata da due anni e i Milanesi, malgrado il batticuore, si riconciliano volentieri con quel cielo dal quale piovevano spesso soltanto bombe.

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