martedì, Novembre 3, 2026

Tumore ovarico, paradosso terapie di precisione…

…c’è il farmaco ma manca il test. L’appello dal Senato

Avere la chiave per una cura innovativa a portata di mano, ma non poter aprire la porta perché manca la mappa diagnostica per usarla. È il paradosso che vivono oggi molte pazienti affette da carcinoma ovarico platino-resistente, una delle forme più aggressive di tumore femminile. Se da un lato l’oncologia di precisione offre finalmente nuovi farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, dall’altro manca un meccanismo unico di finanziamento per l’esame diagnostico indispensabile a individuarne l’efficacia: il test del recettore alfa del folato ($FR\alpha/FOLR1$).

Per abbattere questa barriera burocratica e territoriale, le principali associazioni di pazienti — ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia — hanno presentato un position paper nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, durante un incontro promosso dalla senatrice Elena Murelli.

Il documento propone una misura d’emergenza immediata: un fondo nazionale transitorio da 550.000 euro per coprire i costi dell’esame in tutte le strutture sanitarie della penisola, in attesa che la diagnostica molecolare venga formalmente inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Il nodo dei LEA e il rischio “a macchia di leopardo”

In Italia si registrano ogni anno oltre 5.400 nuove diagnosi di tumore ovarico. Nell’80% dei casi la malattia viene riscontrata in stadio già avanzato, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni che non supera il 43%. Quando il tumore smette di rispondere alla chemioterapia a base di platino, la finestra d’azione si stringe vertiginosamente.

I nuovi trattamenti mirati rappresentano una svolta, ma per somministrarli serve sapere se la superficie del tumore presenta la proteina $FR\alpha$. Non essendoci una copertura economica omogenea per questo test, l’accesso alle terapie di ultima generazione finisce per dipendere dalla Regione o dall’ospedale in cui la paziente è in cura. Un disallineamento tra l’approvazione dei farmaci e la rimborsabilità delle diagnosi che i medici chiedono di azzerare al più presto, allineando i due percorsi per evitare ritardi fatali.

Anticipare l’esame fa risparmiare soldi e tempo assistenziale

Oltre alla creazione del fondo bridging, la seconda richiesta cardine riguarda la tempistica: eseguire il test $FR\alpha/FOLR1$ subito, al momento della prima diagnosi, anziché attendere la recidiva.

A dimostrarne il valore scientifico ed economico sono i dati preliminari dello studio condotto da ALTEMS Advisory (spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore). Avere il profilo molecolare del tumore già pronto nella cartella clinica offre vantaggi tangibili:

Abbattimento delle spese logistiche: si riducono significativamente i costi annui complessivi legati al recupero, alla riprocessazione e al trasporto dei campioni istologici in un secondo momento.

Meno burocrazia sanitaria: la profilazione tempestiva riduce di oltre il 45% il tempo di lavoro complessivamente dedicato al processo da parte del personale sanitario coinvolto.

Decisioni cliniche immediate: di fronte alla progressione della malattia, i medici possono prescrivere subito la terapia mirata senza dover attendere settimane per l’esito dell’esame.

Istituzioni pronte all’intervento

L’appello delle pazienti e della comunità scientifica ha trovato sponda trasversale tra le forze politiche presenti a Palazzo Madama. Dai banchi del Parlamento è arrivato l’impegno a individuare rapidamente una soluzione contabile nazionale per finanziare il test transitorio, garantendo a tutte le donne pari diritto di cura e massima appropriatezza terapeutica a prescindere dal codice postale.

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