…due milioni di neuroni persi per ogni minuto di ritardo
Un volto che si abbassa improvvisamente da un lato, un braccio che perde forza, una parola che s’inceppa o la vista che si offusca in un istante. Bastano pochi secondi per cambiare per sempre la vita di una persona, ma è nei primi minuti successivi che si gioca la vera partita per la sopravvivenza e il recupero. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ictus 2026 del 29 ottobre, A.L.I.Ce. Italia Odv e ISA-AII lanciano un appello corale per sensibilizzare l’opinione pubblica: di fronte ai primi segnali di un attacco cerebrale, l’unica risposta valida è la chiamata immediata al 112.
Il quadro clinico ed epidemiologico legato alle malattie cerebrovascolari rimane imponente. Secondo l’Organizzazione Mondiale dell’Ictus (WSO), una persona su quattro verrà colpita nell’arco della vita, con oltre 1,1 milioni di nuovi casi e 460 mila decessi ogni anno in Europa. L’Italia conta circa 100 mila nuovi eventi all’anno e registra oltre un milione di persone che convivono con le conseguenze della patologia — dai deficit motori ai disturbi del linguaggio e della cognizione. Eppure, le evidenze scientifiche ricordano che durante un ictus il cervello perde circa due milioni di neuroni al minuto, rendendo l’intervento tempestivo il fattore chiave per preservare la rete neuronale e limitare le disabilità permanenti.
Per rendere immediato il riconoscimento dei sintomi, le organizzazioni rilanciano la campagna internazionale basata sulle regole mnemoniche FAST e BEFAST. L’acronimo riassume i principali campanelli d’allarme da monitorare:
- Balance: perdita improvvisa dell’equilibrio o vertigini;
- Eyes: alterazioni o cali repentini della vista;
- Face: deviazione o debolezza di un lato del volto;
- Arms: incapacità di sollevare o mantenere sollevato un braccio;
- Speech: difficoltà a parlare o discorso confuso;
- Time: la necessità di comporre subito il numero unico di emergenza 112.
L’attenzione deve rimanere alta anche qualora le manifestazioni sembrino regredire spontaneamente: potrebbe trattarsi di un attacco ischemico transitorio (TIA), un segnale spia che preannuncia spesso un evento di maggiore gravità.
Gli approcci terapeutici odierni — come la trombolisi endovenosa e la trombectomia meccanica — hanno rivoluzionato la prognosi dell’ictus, trasformandolo da condizione priva di cura a patologia ad alto margine di recupero, a patto che la presa in carico avvenga nelle finestre temporali idonee. Tra le strategie di sensibilizzazione si inserisce anche il progetto didattico internazionale FAST Heroes, rivolto ai bambini delle scuole dell’infanzia e primarie per formare i più piccoli a riconoscere i sintomi negli adulti e nei nonni, trasformandoli in presidi di prevenzione all’interno dei nuclei familiari.
Andrea Vianello (Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv) “Troppi cittadini continuano a sottovalutare i sintomi dell’ictus o a sperare che si risolvano da soli. Conoscere i segnali d’allarme significa dare a chi viene colpito una possibilità concreta di arrivare in tempo alle cure. L’impegno della nostra associazione è quotidiano e diffuso sul territorio, nelle scuole e tra le famiglie, perché la cultura dell’informazione e della prevenzione è la prima forma di tutela.”
Paola Santalucia (Presidente di ISA-AII) “L’ictus è la patologia tempo-dipendente per eccellenza: il primo vero trattamento consiste nel riconoscere i sintomi, attivare la catena d’emergenza e raggiungere subito la struttura ospedaliera idonea. Le terapie di cui disponiamo oggi sono straordinariamente efficaci, ma la loro riuscita dipende dai minuti. Di fronte ai segnali non bisogna mettersi alla guida né attendere il giorno dopo: occorre chiamare immediatamente il 112.”

