mercoledì, Ottobre 28, 2026

HIV e sostenibilità del SSN…

…la PrEP (Profilassi Pre-Esposizione) come leva per frenare i contagi e tagliare i costi futuri

Un conto da oltre due miliardi di euro all’anno entro il 2030, con una quota d’impatto che sfiora i 1,4 miliardi attribuibile a infezioni che si sarebbero potute evitare. È la traiettoria economica ed epidemiologica dell’HIV in Italia delineata dal report “Cambiare la traiettoria dell’HIV in Italia: prevenzione, equità e innovazione per un SSN sostenibile”, presentato a Roma da Cencora e ViiV Healthcare.

Il quadro scattato dal documento rivela una duplice criticità: da un lato l’invecchiamento della popolazione colpita e il peso del ritardo diagnostico, dall’altro una profonda spaccatura geografica nell’accesso alla prevenzione.

Ritardi diagnostici e invecchiamento dei pazienti

Nel 2024 l’Italia ha registrato 2.379 nuove diagnosi. In oltre 4 casi su 10 la scoperta è avvenuta quando il sistema immunitario era già gravemente compromesso, mentre oltre l’83% delle persone che hanno ricevuto una diagnosi di AIDS nell’ultimo anno ha scoperto la siero-positività soltanto nei sei mesi precedenti.

Grazie all’efficacia delle terapie antiretrovirali, l’infezione è diventata una condizione cronica gestibile: il 93% dei pazienti in cura presenta una carica virale soppressa. La gestione sul lungo periodo solleva tuttavia nuove sfide assistenziali ed economiche, dal momento che oltre la metà delle persone con HIV ha superato i 50 anni e circa il 60% convive con almeno una co-patologia non correlata al virus. Il costo medio diretto di gestione supera i 9.700 euro l’anno per paziente, raggiungendo una spesa cumulativa nell’arco della vita stimata in oltre 222 mila euro.

PrEP e disuguaglianze territoriali

In questo scenario, la Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) — in particolare nella sua formulazione long-acting — si propone come leva strategica non solo sul piano clinico, ma anche per la tenuta dei conti del Servizio Sanitario Nazionale. La somministrazione periodica in ambito ospedaliero offre inoltre un presidio per il monitoraggio costante di altre infezioni a trasmissione sessuale, dalle epatiti al papillomavirus.

L’accesso alla profilassi e ai test presenta tuttavia un’Italia a due velocità: nel 2024 tre sole Regioni — Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna — hanno concentrato da sole più del 75% degli utilizzatori di PrEP a livello nazionale.

La sintesi degli esperti e delle istituzioni

Gli interventi raccolti nel report convergono sulla necessità di trasformare le soluzioni già disponibili in uno standard organizzativo omogeneo su tutto il territorio nazionale.

Massimo Andreoni (Professore Emerito di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma) “Oggi disponiamo di terapie che consentono un’aspettativa di vita paragonabile alla popolazione generale, ma i risultati dipendono da diagnosi tempestive e presa in carico continuativa. Considerato che nei periodi di mancata diagnosi una persona può trasmettere il virus più volte, il risparmio stimato per il SSN attraverso l’uso della PrEP long-acting potrebbe rivelarsi persino superiore alle stime correnti.”

Stefano Vella (Professore aggregato di Salute Globale alla Cattolica di Roma) “Gli strumenti per cambiare rotta esistono già. La vera sfida è garantire che prevenzione e terapie siano accessibili in modo uniforme. Investire in prevenzione riduce i contagi, migliora la qualità della vita e garantisce la sostenibilità del sistema sanitario, aggiungendo inoltre un controllo sistematico su sifilide, gonorrea, clamidia ed epatiti.”

Fabio Vecchio (Market Access, Government Affairs & Communications Director di ViiV Healthcare Italia) “La lotta all’infezione richiede un approccio integrato tra innovazione scientifica, istituzioni e bisogni dei pazienti. Il report nasce per fornire evidenze utili ai decisori politici, con l’obiettivo di semplificare i percorsi di cura, abbattere le disuguaglianze regionali e ottimizzare i costi di gestione della patologia.”

Per colmare il divario tra le diverse aree del Paese, il report individua la necessità di rafforzare la governance nazionale, aggiornare i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA), potenziare la rete di test rapidi sul territorio e adottare modelli organizzativi hub-and-spoke in grado di connettere i centri di riferimento alle strutture periferiche e alle comunità locali.

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