giovedì, Luglio 16, 2026

L’arte di governare sull’orlo del caos: la ricetta di Alberto Felice De Toni per rigenerare la politica

Il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, nel suo recente libro “Una vita surfando sull’orlo del caos” (Guerini e Associati, 186 pagine, 18,50 euro) traccia un bilancio che intreccia la sua parabola personale, accademica e politica, offrendo al contempo una serie di stimolanti riflessioni sulla situazione attuale del nostro Paese. Un testo denso, che merita di essere approfondito.

Nell’immaginario comune, l’espressione “cavalcare l’onda” ha spesso una sfumatura opportunistica: evoca l’agire di chi sfrutta una situazione temporanea per puro calcolo personale, a caccia di consenso o visibilità, senza un reale merito. La metafora del surf proposta da De Toni si muove su un piano diverso e decisamente più complesso: non si tratta di scivolare pigramente sull’onda, ma di imparare a muoversi in equilibrio “sull’orlo del caos”. Quella terra di mezzo, ibrida e instabile, che separa l’ordine dal disordine. Come spiega efficacemente l’autore: “Troppo ordine porta alla morte per fossilizzazione, troppo disordine alla morte per disintegrazione”. Restare in piedi tra questi due estremi richiede una straordinaria sensibilità e un solido bagaglio di esperienza.

E di esperienza De Toni ne ha da vendere. Prima come docente e rettore dell’Università di Udine, poi come sindaco alla guida di una giunta di centrosinistra tanto eterogenea quanto capace di trovare sintesi pragmatiche di fronte ai problemi amministrativi, valorizzando tutte le forze in gioco.

Un riformismo comunitario per una democrazia orizzontale

Nelle pagine del libro, De Toni svela i segreti di un metodo che potremmo definire “riformismo comunitario”. L’obiettivo è rimettere al centro dell’azione politica le persone e i loro bisogni esistenziali, che superano la mera dimensione del consumo e del denaro per abbracciare il diritto a una vita autonoma, dignitosa e condivisa. In quest’ottica, la relazione con l’altro non è un limite, ma una risorsa generativa. Costruire relazioni a somma positiva diventa lo strumento principale per creare nuove opportunità e contrastare lo spaesamento e la paura che spesso alimentano derive nazionaliste e conflittuali.

Ma come si traduce questo approccio nella pratica? De Toni rivendica con orgoglio la guida di una “maggioranza a geometria variabile”. Quando una coalizione è composta da forze molto distanti – una vera e propria “arca di Noè” – e il programma elettorale non basta da solo a fare da collante, la squadra ha il compito di scomporsi e ricomporsi sui singoli problemi concreti, superando le rigidità ideologiche.

Un altro pilastro di questa visione è il coinvolgimento attivo del ricco tessuto associazionistico locale (sportivo, culturale, ricreativo). In questo modo si offre una via di partecipazione anche a chi ha perso fiducia nelle urne, coinvolgendo i cittadini nella gestione quotidiana del territorio (quartieri, verde pubblico, mobilità). È il passaggio cruciale da una democrazia classica e verticale, delegata ai partiti, a una democrazia orizzontale, alimentata dal contributo diffuso della comunità.

Idee per l’opposizione e priorità per il Paese

Da centrista pragmatico, De Toni è consapevole che un progetto municipale – dove è più facile unire forze distanti – segue logiche diverse da una coalizione nazionale, chiamata a misurarsi con scenari macroeconomici e internazionali complessi.

Eppure, il suo modello ha molto da insegnare al dibattito nazionale. Guardando al cosiddetto “Campo Largo”, De Toni si mostra scettico sulla ricerca spasmodica di un leader carismatico (figura che presuppone dei “seguaci”, ruolo che a nessuno piace interpretare). Propone invece la figura del costruttore di contesti: un leader che non comanda, ma che agisce come un “maestro concertatore” e direttore d’orchestra, capace di creare le condizioni affinché le competenze di ciascuno emergano e si armonizzino in una visione condivisa di self-leadership.

Infine, l’autore indica tre priorità concrete che un governo di centrosinistra dovrebbe mettere in cima all’agenda:

  1. Fisco equo: combattere l’evasione permettendo ai cittadini di scaricare ogni tipo di spesa, applicando la cosiddetta fiscalità di contrasto.
  2. Piano casa: avviare un grande piano di edilizia e locazione, regolando le distorsioni del mercato (come l’esplosione dei B&B) e agevolando l’acquisto della prima casa.
  3. Sussidiarietà e partecipazione: stimolare la cura comune dei beni materiali e immateriali, rendendo i cittadini custodi attivi della propria comunità.

La speranza è che le riflessioni di De Toni possano contribuire a delineare un nuovo paradigma politico. Una politica sana che scommetta sulla democrazia orizzontale e sappia riaccendere la speranza anche in chi, per stanchezza o delusione, ha smesso di partecipare.

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