L’impegno e le frontiere terapeutiche di Johnson & Johnson nell’onco-ematologia
Il cancro è, senza mezzi termini, la sfida sanitaria del nostro secolo. Solo in Italia si registrano 390 mila nuovi casi all’anno e quasi 4 milioni di persone convivono con questa diagnosi. Dietro queste cifre non ci sono solo statistiche, ma vite che chiedono risposte.
Oggi, la risposta della scienza non si limita più a inseguire la malattia. La vera rivoluzione sta nell’intercettarla prima, aggredendola nelle sue fasi più precoci e personalizzando le cure in base alla carta d’identità genetica di ogni singolo paziente. Un cambio di paradigma che trasforma l’innovazione scientifica in speranza concreta.
La voce degli esperti: un nuovo paradigma di cura
Il valore della ricerca si misura sull’impatto reale nella vita dei pazienti e sulla società, come sottolineano i protagonisti della comunità scientifica e civile:
Alessandra Baldini (Direttrice medica, Innovative Medicine, J&J Italia):
«Da oltre trent’anni lavoriamo per essere un passo avanti al cancro, intercettandolo precocemente con la speranza di arrivare a una cura. Investire in ricerca e prevenzione crea valore ben oltre l’assistenza sanitaria, sostenendo la società. Per farlo serve la collaborazione di tutti gli attori del Sistema salute: la salute non va vista come una spesa, ma come motore di progresso sociale. Il nostro obiettivo è diventare la prima azienda al mondo entro il 2030 in onco-ematologia».
Annalisa Mandorino (Segretaria Generale di Cittadinanzattiva):
«Oggi la sfida principale è assicurare che ogni paziente acceda alle terapie innovative in modo rapido ed equo, indipendentemente da dove viva. Per garantire questo sul territorio nazionale, è indispensabile lo sviluppo delle Reti Oncologiche Regionali e l’accesso uniforme ai test diagnostici molecolari, fondamentali per personalizzare le cure. Come Cittadinanzattiva ci battiamo per la parità di accesso ai servizi di diagnosi, assistenza e terapia».
Onco-Ematologia: Verso la “Cura Funzionale”
I tumori del sangue – come il mieloma multiplo, le leucemie e i linfomi – stanno vivendo una metamorfosi clinica senza precedenti. Da patologie un tempo fatali, si stanno progressivamente trasformando in condizioni croniche e controllabili a lungo termine.
Alessandro Corso (Direttore UOC Ematologia, Ospedale di Legnano):
«Negli ultimi vent’anni il trattamento del mieloma multiplo è radicalmente cambiato: da malattia mortale è diventata sempre più controllabile. L’introduzione di terapie innovative come le CAR-T e gli anticorpi bispecifici ha ampliato le possibilità terapeutiche, con attenzione all’efficacia e alla qualità di vita. Oggi non parliamo più solo di prolungare la sopravvivenza, ma di raggiungere una “cura funzionale”, controllando la malattia per lunghi periodi».
Giacomo Loseto (Dirigente Medico UOC Ematologia, IRCCS Oncologico di Bari):
«Nella leucemia linfatica cronica assistiamo a un cambio di paradigma. Fino a pochi anni fa le terapie erano unicamente continuative e a tempo indeterminato. Da circa due anni, l’avvento dei regimi terapeutici a durata fissa rappresenta l’opzione d’elezione: grazie a combinazioni di farmaci biologici mirati otteniamo risposte profonde, permettendoci di sospendere il trattamento e restituendo tempo e qualità di vita alle persone».
Tumori Solidi: L’Evoluzione dei Trattamenti Mirati
La medicina di precisione sta ridisegnando anche i confini dell’oncologia solida, in particolare nel trattamento del tumore al polmone e delle neoplasie genito-urinarie, superando l’approccio standardizzato della chemioterapia.
Diego Cortinovis (Direttore S.C. Oncologia Medica, IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza):
«Il trattamento del tumore al polmone sta attraversando un profondo cambiamento: la chemioterapia tende oggi a essere integrativa più che essenziale, grazie a terapie target innovative. L’impiego di un anticorpo monoclonale bispecifico (amivantamab) in associazione a un inibitore tirosin-chinasico ha dimostrato di aumentare significativamente l’aspettativa di vita nei pazienti EGFR mutati, offrendo uno schema privo di chemio. Inoltre, la formulazione sottocutanea garantisce maggiore maneggevolezza e un beneficio concreto nella qualità di vita».
Alberto Briganti (Professore Ordinario di Urologia, Università Vita-Salute San Raffaele):
«Negli ultimi vent’anni abbiamo vissuto una rivoluzione nel trattamento del tumore della prostata. Oggi facciamo affidamento su un approccio multidisciplinare (chirurgia, radioterapia, nuovi farmaci) per adattare la cura al singolo paziente. Lo studio Proteus, presentato ad ASCO, sostiene la necessità di un approccio perioperatorio che integri la terapia farmacologica al trattamento chirurgico, offrendo un intervento precoce per migliorare gli esiti a lungo termine nei pazienti con malattia localizzata aggressiva».

