Dopo aver recuperato i poveri corpi dei nostri esploratori subacquei, i tre soccorritori finlandesi, che nei giorni scorsi li avevano riportati in superficie, si sono rituffati nella terribile grotta.
In attesa che le autorità italiane possano fare chiarezza sul tragico incidente (le autopsie daranno senz’altro i primi risultati), i tre Sub hanno definitivamente recuperato quanto era ancora utilizzabile sott’acqua. Si tratta delle ultime tracce umane, evidentemente abbandonate dai primi soccorritori maldiviani e cioè pezzi di cime e cordine.
Ma che cosa è avvenuto a quella profondità ? Scartata l’ipotesi di un loro risucchiamento marino tra una camera e l’altra della grotta, si evince che, dalla prima camera, essi si sarebbero incuneati in un corridoio parallelo a quello di entrata, ma privo di uscita.
Essi avrebbero voluto tornare indietro, ma i sedimenti in movimento (sabbia) avrebbero in pratica annullato ogni visibilità, e quindi la manovra si prefigurava stoppata.
Nel frattempo l’aria a disposizione andava paurosamente calando. Va ancora detto che il capobarca Gianluca Benedetti, il cui corpo era stato trovato per primo alla fine del corridoio verso la prima camera, si era fermato lì, probabilmente in attesa che gli altri quattro rispuntassero, ma l’aria era terminata anche per lui.
Da ultimo citiamo quanto affermato dall’università di Genova, secondo la quale quel tipo di immersione, abbinato all’entrata nella grotta, non era prevista dal piano di ricerca. Inoltre, pare che i cinque Sub non possedessero i necessari brevetti per poter entrare nella grotta.
Ma attendiamo con impazienza il rapporto finale della Procura di Roma, la quale ha nel frattempo aperto un fascicolo per omicidio colposo, che indicherà dinamiche e responsabilità relative.

