“Pont de Vie”, il ponte della vita. È questo il titolo del nuovo suggestivo album di Maciek Pysz, chitarrista polacco e figura di spicco della scena jazzistica internazionale. Un lavoro intimo, interamente dedicato alla memoria del padre, appassionato di musica e figura chiave nella formazione artistica di Maciek.
Il titolo in francese non è casuale: l’opera è stata infatti concepita a Parigi, città che ha ispirato anche la composizione “Le Pont de Passage”. Quello del “ponte” è un concetto ricorrente e centrale nell’album – come confermato dalla traccia “The Bridge” – e si fa forte carica simbolica: rappresenta il passaggio da un mondo all’altro, il transito dalla vita alla morte, il confine sottile tra presenza e assenza.

È lo stesso Pysz a invitare l’ascoltatore a salire su questo ponte ideale, esortandolo ad:“Ascoltare in profondità e trovare il proprio passo, abbracciando lo spazio fra luoghi, identità, momenti, e riconoscere che spesso è là, nell’atto stesso di attraversare, che la vita rivela il suo significato più reale”.
Dal punto di vista sonoro, l’album tocca corde di struggente malinconia e straordinaria suggestione. Il merito va condiviso con un ensemble d’eccezione: il bandoneonista italiano Daniele Di Bonaventura, il contrabbassista Yuri Goloubev e il mago del suono Stefano Amerio, il cui tocco in cabina di regia esalta ogni sfumatura acustica.

Un orecchio attento saprà cogliere, lungo i 13 brani della tracklist, un affascinante mosaico culturale. Melodie della tradizione popolare europea si intrecciano a echi brasiliani, atmosfere argentine e respiri parigini. È un viaggio attraverso richiami etnici stratificati, guidato da linee melodiche intimiste che scelgono deliberatamente la cadenza lenta e meditativa e il silenzio per amplificare la portata riflessiva del messaggio musicale.
Di questa dimensione sottrattiva Pysz è pienamente consapevole:“Nei miei lavori il silenzio gioca un ruolo essenziale, creando spazi di riflessione e risonanza”. Una filosofia che trova la sua sintesi ad esempio in “It Should Have Happened”, brano in cui il dialogo confidenziale tra contrabbasso e chitarra si muove tra ampi spazi sospesi, prima di spegnersi nel finale affidato al pianoforte.
In sintesi, Pont de Vie conferma Maciek Pysz come un chitarrista e compositore di rara sensibilità, dotato di una straordinaria immaginazione espressiva. La sua abilità sta nel saper fondere jazz, musica classica e world music, assimilando ritmi tradizionali di varia estrazione etnica senza mai perdere l’equilibrio, il senso dello spazio e, soprattutto, la vibrante forza emotiva delle note. Un ascolto imprescindibile per chi cerca nella musica un’esperienza dell’anima.

