lunedì, Ottobre 19, 2026

EL “BOSIN” DE MILAN

di Carlo Radollovich

I “bosini” rappresentavano, nel Milanese, gli allegri cantastorie. Venivano spesso invitati alle fiere, ai vari mercati cittadini, soprattutto erano assai attivi nelle osterie, ove eseguivano canzoni e anche recite, contraddistinte quasi sempre da rime ben marcate.

La loro funzione, oltre a creare piacevole divertimento, era anche informativa. In effetti, in un mondo dove l’analfabetismo era imperante e le comunicazioni ufficiali decisamente scarse, questi artisti riuscivano spesso a far trapelare notizie di una certa importanza. Occorre però sottolineare che i “bosini” erano malvisti da coloro che detenevano il potere. Questi cantastorie, tra una canzone e l’altra, evidenziavano con frequenza i difetti di Corte, le pusillanimità di qualche militare d’alto rango e anche le numerose infedeltà presenti nella Corte stessa.

A farne le spese, in modo del tutto particolare, fu un certo Sabino, il quale si dimostrava assai pungente nelle sue satire mirate e pesanti.

Sotto il giogo spagnolo (si era negli anni Sessanta del 1600), egli riuscì a mandare su tutte le furie il governatore di Milano Luis de Guzman Ponce de Leon perché, in una sua strofa, definì addirittura “cornuto” un alto funzionario della città.

Vennero inviati due gendarmi nelle osterie e locande milanesi, con la finalità di rintracciare il temerario Sabino. Dopo qualche tempo riuscirono a scovarlo e, con una scusa ingannevole (invito a cantare in una certa sala), lo condussero in un’ala particolarmente in vista del Castello Sforzesco, nascondendogli ovviamente che, celato tra i presenti, ci sarebbe stato il Governatore.

Venne pregato di iniziare lo spettacolo, tuttavia con una specifica richiesta: recitare versi e cantare canzoni sugli spagnoli in generale.
Dopo alcuni minuti di canti, il cantastorie si stupì nel constatare che gli spettatori non reagivano in alcun modo, nemmeno con limitati applausi. Ma egli non tardò ad accorgersi, dopo ulteriori pesanti accenni nei riguardi di certi madrileni, che aveva davanti a sé il Governatore in carne e ossa, nel frattempo fattosi avanti tra i presenti. Quest’ultimo, profondamente offeso per le satire, urlò con tutta la sua voce e comandò senza mezzi termini che il povero Sabino fosse subito inviato al patibolo.

In tutta fretta venne allestito senza clamori il palco per l’impiccagione. L’esecuzione, passata sotto silenzio nei riguardi della cittadinanza, sarebbe stata prontamente eseguita. E così fu. Ma la leggenda dice che i due gendarmi delegati per scovare Sabino perirono poco dopo in una rissa, che il boia si suicidò e che Luis de Guzman morì nel 1668 tra spasmi e atroci dolori.

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