lunedì, Ottobre 19, 2026

LO SPETTRO DI UNA TEMIBILE SICCITÀ

di Carlo Radollovich

Non piove da mesi e, quando volgiamo lo sguardo verso il cielo, spiamo tra una nuvola e l’altra nella speranza che almeno uno scroscio possa in parte sottrarci da quell’arsura che ci attanaglia inesorabilmente.

Il deficit idrico sfiora ormai il 50 per cento delle nostre scorte e, dopo aver effettuato un certo calcolo, gli esperti ci dicono che il rifornimento del prezioso liquido risulta addirittura inferiore di una ventina di miliardi di metri cubi rispetto alla norma.

Proseguendo di questo passo, Dio non voglia, potremmo andare incontro a possibili scarsità riguardanti pure l’acqua potabile. Si pensi soltanto che nel dicembre 2016, rispetto al dicembre 2015, sono cadute piogge inferiori del 70 per cento circa.

Insomma, scartabellando tra le varie statistiche, ci troviamo a fare i conti con il periodo meno piovoso a partire dall’unità d’Italia (1861).

Ma anche un ulteriore raffronto ci mette praticamente in ginocchio: nei primi cinque mesi del 2016 ha piovuto per 60 giorni mentre, nei primi cinque mesi del 2017, soltanto 33.

E oltre alla scarsità di piogge, dobbiamo “lottare” contro temperature che superano nel complesso di 1,50 gradi circa la media stagionale.

E i nostri fiumi? Se diamo un’occhiata soltanto al Nord, il Po non gode affatto di buona salute e il suo livello risulta di due metri circa inferiore al pari periodo dello scorso anno.

Il Ticino arranca, tanto da mandare completamente in secca il ponte di barche a Bereguardo in provincia di Pavia. L’Adige non ce la fa a rifornire d’acqua numerosi campi e il danno alle colture si attesta già su diversi milioni di euro. Purtroppo, in tutta la regione Veneto, le riserve d’acqua sono scese ai minimi rispetto a vent’anni fa.

E come sta la Lombardia, considerata nel suo aspetto complessivo ? Si rileva che tutti i bacini, anche a seguito delle scarse precipitazioni nevose, appaiono in netta crisi, tanto da vedere dimezzate, o quasi, le riserve dei laghi Maggiore e di Como.

Attendiamo dal cielo la pioggia liberatrice, la stessa pioggia che mancava durante la peste del 1630 descritta da Alessandro Manzoni. Quando finalmente arrivò, il terribile morbo cominciò gradualmente ad estinguersi. E per il 2017 tutti noi aspettiamo un’analoga positività, questa volta a favore della nostra agricoltura tanto sofferente.

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