2 Ottobre 2022

IL RACCONTO DI UN FRATE MILANESE

di Carlo Radollovich

Un religioso medievale milanese che ha voluto mantenere l’anonimato (forse appartenente all’Ordine dei Francescani) descrive la presenza di un anziano uomo armato che, chiedendo aiuto dal di fuori, a pochi metri dal convento, chiede umilmente ospitalità. Con molta circospezione, malgrado il sole non sia ancora sorto, il frate lo fa entrare avvisando contemporaneamente i confratelli. Il soldato non dice il proprio nome, non dichiara di essere al soldo di qualcuno, ma si getta ai piedi dei religiosi chiedendo perdono per tutto il male che ha commesso in vita sua.

Dopo ampie riflessioni, il convento decide di concedergli asilo, offrendogli addirittura un saio. Il frate che l’ha notato per primo, che chiameremo semplicemente Lorenzo, ne ottiene la “custodia” tentando di aprirgli la mente a livello religioso. Non è semplice avvicinare una persona completamente a digiuno sotto il profilo spirituale, ma frate Lorenzo comincia a parlare genericamente di salmi e di canti ancor prima di illustrare con impegno qualche brano della Bibbia o del Vangelo.

Ma il povero soldato ha sempre lo sguardo assente e non comprende nemmeno le frasi più facili che gli vengono riferite. Si rende utile, è vero, spaccando legna, effettuando alcuni lavori a favore del convento oppure curando in parte le verdure degli orti. Ma quando tenta di recitare qualche preghiera in comune, non è mai un grado di ripetere a memoria la più semplice delle giaculatorie.

Un giorno, dopo settimane di ripetute lezioni, frate Lorenzo riesce finalmente a fargli imparare il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Salve Regina. Egli ripete in continuazione queste preghiere durante il giorno, sempre con convinta e profonda fede. Lo sconosciuto purtroppo non fa progressi, ma queste preghiere gli danno una forza nuova, non solo durante i consueti piccoli lavori bensì anche in occasione di nuovi incarichi come ad esempio la raccolta delle noci. Si è fatto voler bene dai vicini del contado e le piccole monete che gli sono donate vengono sempre versate nella magra cassa del convento.

La gente constata in lui la presenza di un’autentica devozione e di un amore davvero profondo nei riguardi del Creatore. Dopo molto tempo, senza particolari sofferenze, rende l’anima a Dio. Dopo i funerali, viene seppellito secondo le semplici regole del convento e qualche mese più avanti ecco spuntare sulla sua tomba una pianta rigogliosa, frondosa e ricca di fiori profumati. Nessuno l’ha mai piantata. Come mai questo prodigio ? Dissotterrando il corpo del vecchio soldato, si osserva che le radici della pianta affondano nel profondo del suo cuore.

I frati riflettono a lungo su questo avvenimento e devono ammettere che il poveretto, pur non essendo stato in grado di imparare a memoria scritture e salmi, ha dimostrato una fede molto più ricca rispetto a quella messa in luce dal convento. Quest’uomo, nella sua semplicità e nella sua ravvedutezza, dopo una vita non certo limpida, ha saputo in seguito sorpassare, sotto l’aspetto spirituale, tutti i componenti di una compagnia religiosa.

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