sabato, Marzo 2, 2024
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Oriana Fallaci, la sua straordinaria popolarità

“Non sono un tipo di donna che accetta regole solo perché sono regole”, dice la giornalista al celebre fotografo Francesco Scavullo. Lei desidera riferirsi alle regole dettate dalla moda, ma la frase esorta anche a non dipendere dal trucco, inteso come metafora…

Oriana nasce a Firenze nel 1929 e, sin da ragazza, respira la voglia di respingere in toto la dittatura, in qualsiasi forma si esprima, senz’altro incoraggiata dal padre socialista Edoardo, il quale verrà addirittura torturato dai nazifascisti a Villa Triste.

Giovanissima, entra a far parte della Resistenza, impegnata come staffetta nel far pervenire munizioni ai vari reparti, grazie a particolari e delicatissimi trasporti, tanto che, alla fine del conflitto, riceverà un attestato di riconoscenza da parte del nostro esercito.

Consegue la maturità classica a pieni voti e si iscrive all’università (Lettere), ma non si laurea per potersi dedicare pienamente al giornalismo. I suoi esordi avvengono presso il quotidiano fiorentino “Il Mattino dell’Italia Centrale” e poi si trasferisce a Milano, assunta da “Epoca”.

A ventidue anni appare il suo primo articolo su “L’Europeo” e la collaborazione con questo settimanale durerà sino al 1977. Ma ecco il suo primo successo editoriale che avviene nel 1961 con la pubblicazione del libro “Il sesso inutile”, reportage sulla condizione della donna in Oriente.

La popolarità di Oriana si va sempre più estendendo. Basti pensare che negli anni Sessanta, in tutte le crisi createsi a livello internazionale, lei risulterà non solo una grande narratrice, ma anche una incisiva interprete degli avvenimenti.

Nel 1971 scrive “Niente e così sia”, un libro sulla guerra in Vietnam, nel 1975 “Lettere a un bambino mai nato”, diventato quasi subito un classico e conosciuto in tutto il mondo. Lo stesso strepitoso successo si verifica per “Un uomo” e anche per “Inshallah”, romanzo che evoca il contrasto fra cultura occidentale e quella islamica.

Si osserva un ulteriore accrescimento della sua popolarità, tanto che gli studenti di Harvard, nel 1981, le affidano il “commencement speech” (discorso inaugurale) per l’inizio dell’anno accademico. Inoltre, negli States, riceve alcune lauree ad honorem.

Nel testo “The Italians – Storia degli Italiani Illustri”, edito dalla Library of Congress, si legge tra l’altro: “I libri di Oriana Fallaci hanno portato il giornalismo politico a un nuovo livello. Le sue interviste con i leader e i potenti del mondo sono stupefacenti per il coraggio e l’intelligenza indagatrice”.

Alle prese con un imperdonabile cancro ai polmoni, il suo stato di salute peggiora di molto nel corso del 2006. Decide di lasciare la sua abitazione a Manhattan per finire la propria esistenza dove era nata, esprimendo il desiderio di essere portata nella “Torre del Mannelli” guardando l’Arno da Ponte Vecchio. Ma la richiesta non può essere accolta per l’inidoneità del luogo. Ci lascia per sempre nel settembre dello stesso anno.

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