5 Dicembre 2022

LA MORTE DI JOHN NASH: EQUILIBRIO E SOLIDARIETÀ

di U. Perugini

Aveva appena ritirato il prestigioso premio Abel per i suoi studi sulle equazioni differenziali, quando il taxi che dall’aeroporto lo riportava a casa ha avuto un tremendo incidente. Così è morto qualche giorno fa John Nash, insieme a sua moglie.

Tutti noi ricordiamo lo scienziato, che fu anche insignito del Premio Nobel per l’economia, per la sua malattia mentale da cui faticosamente era guarito e per lo splendido film “A Beautiful mind”, interpretato da Russell Crowe, che gli era stato dedicato.

La gente ricorda questo scienziato anche come l’inventore della teoria dei giochi, che studia il rapporto strategico tra soggetti portatori di interessi diversi e stabilisce che l’esito positivo (ad esempio i profitti di un’impresa o l’utile di un consumatore) dipende non solo dalle scelte del soggetto che le ha compiute ma anche dalle scelte operate dagli altri.

In realtà, questa teoria si deve ad altri scienziati. Nash ebbe il Nobel per aver sviluppato il concetto di equilibrio, una proprietà per la quale ciascun soggetto sceglie la strategia per lui ottimale, considerate le strategie scelte dagli altri soggetti in campo. In altri termini, i soggetti non sentono alcuna esigenza di deviare in modo unilaterale dall’equilibrio che si è creato attraverso la loro scelta, cioè, alla fine dei giochi, nessuno dei partecipanti, a mente fredda, cambierebbe la scelta compiuta.

Ci scuseranno gli studiosi per aver eccessivamente banalizzato queste teorie che sono ben più complesse e articolate. Ma dobbiamo anche cercare di capire e far capire come si sono orientati certi studi matematici ed economici, soprattutto se da essi possono scaturire sollecitazioni o suggestioni particolarmente importanti anche per la nostra vita di ogni giorno.

Il principio, che abbiamo riportato in modo semplificato più sopra, introduce, infatti, un concetto di solidarietà piuttosto importante e messo bene in evidenza da una frase di Augusto Schianchi, professore di Economia all’Università di Parma, che mi sembra quanto mai attuale e significativa e che riportiamo qui sotto.

Tutte le persone pensanti offrono agli altri la propria interpretazione del mondo in cui vivono, e concorrono così a formare una visione socialmente accettata di sé, degli altri e del proprio futuro comune. La teoria dei giochi ci aiuta a dominare questo processo a partire dai comportamenti strategici degli individui. Il comportamento di un individuo è strategico se considera le mosse altrui prima di effettuare le proprie, si mette cioè “nei panni degli altri” e ragiona anche con la loro testa. Questo è un fattore incredibile di solidarietà, perché mettersi nei panni degli altri significa anzitutto capirli, legittimarli agonisticamente come rivali e non rifiutarli antagonisticamente come nemici.

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