1 Ottobre 2022

LA MASCHERA DI BELTRAMM, PRIMA DI MENEGHINO

di Carlo Radollovich

Nel febbraio scorso (lunedì 17) ci eravamo intrattenuti sulle colonne de “ilMirino” su una notissima maschera milanese, quella di Meneghino, nata verso la fine del 1600, che rappresentava la figura del servitore onesto, sincero, dalla personalità trasparente e a volte pure grintoso. Ma nella storia delle maschere ambrosiane ci fu un predecessore e cioè “Beltramm” di Gaggiano (località a pochi chilometri dalla nostra città), maschera creata nel 1629 da Niccolò Barbieri (1576 – 1641), brillante commediografo con alle spalle diverse esperienze teatrali parigine.

I lettori maggiormente preparati ricorderanno che, ancora prima di “Beltramm”, esisteva la maschera di “Lapoff” una sorta di Pierrot vestito di bianco con in testa un cappello assai largo e floscio. Ma non esistono su di lui precise e documentate notizie.

Ritorniamo perciò al nostro “Beltramm”, il quale rappresentava il ruolo del servitore buono, niente affatto arguto, con qualche “venatura” di evidente tonteria… Nelle rappresentazioni teatrali la maschera metteva in luce l’eterna frizione tra servi e padroni, esistente purtroppo anche nelle realtà della società di allora e non solo.
In ogni caso, egli recitava sempre la parte del servo fedele e quando si impantanava in certe situazioni non chiare, ci pensava la moglie Beltramina a toglierlo d’impiccio.

Come si vestiva “Beltramm” sulla scena ? Sotto il mantello spiccavano pantaloni bruno-scuri con guarnizioni nere, scarpe in pelle gialla e cintura di uguale colore. Va inoltre detto che la sua più spassosa interpretazione fu quella impersonata dal suo stesso creatore e cioè Niccolò Barbieri, il quale mandava in visibilio tutti gli spettatori. Era anche di elevata dirittura morale e compose un elenco di comportamenti morali da adottare nell’ambito teatrale.

Una curiosità: il Barbieri non aveva una sede fissa ove effettuare le sue rappresentazioni, ma girovagava tra un castello e l’altro “montando sul palco” per essere visibile a tutto il pubblico. Da qui nacque l’espressione “mont’in banco”, più avanti modificata in “saltimbanco “, soprattutto dedicata a quegli attori che intrattenevano gli spettatori con varie forme di comicità.

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