Conosciuta dai vecchissimi milanesi come “Cripta”, venne edificata nel lontano 1030 dal mastro di zecca Benedetto Rozzone, quando questo possidente la fece costruire ispirandosi al Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Per la verità, la sua storia si incrociò presto con l’elenco delle Crociate e precisamente nel luglio del 1100 quando l’arcivescovo di Milano, Anselmo IV da Bovisio, in occasione del primo anniversario della riconquista del Santo Sepolcro, effettuò il cambio della sua dedicazione, intitolandola chiesa di “San Sepolcro”.
Dopo cinquant’anni dalla sua chiusura, il tempio venne riaperto al pubblico nel 2016, riportando alla luce affreschi e decorazioni di grande pregio, come il ciclo ornamentale effettuato a stelle sulle volte del presbiterio, antichità che risalgono al Duecento.
Le lastre di pietra bianca, nella pavimentazione, provengono dal lastricato del foro romano sul quale è stata edificata la chiesa. Curioso particolare: su tali grandi lastre è possibile addirittura osservare il solco lasciato dalle ruote dei carri.
La cripta ci consente di entrare in contatto con una delle testimonianze più antiche di Milano, giunta a noi praticamente intatta. Anche Leonardo da (minuscolo) Vinci venne attratto durante il suo soggiorno ventennale nella nostra città e alcuni schizzi, da lui effettuati, testimoniano il suo interesse per quest’opera.
Nel Cinquecento, San Carlo Borromeo volle eleggere la chiesa come “luogo privilegiato di preghiera” e intraprese un rinnovamento del tempio. Anche la facciata venne ricostruita a fine Ottocento, scegliendo quello stile romanico che forse si adattasse meglio all’antico edificio medievale. Considerata poi la sua costruzione al centro della città, il Santo la definì vero “ombelico” di Milano.

