Il sassofono alto di Claudio Bonadé, con la sua voce intensa e agile, incontra il trombone caldo e corposo di Luca Begonia nell’album Jazz Borders (Adhyaropa Records), creando un contrasto timbrico che cattura immediatamente l’ascoltatore. Questa combinazione non è solo suggestiva: in un contesto improvvisativo, i due strumenti si fondono attraverso contrappunti raffinati, interplay tra melodia e accompagnamento, e armonizzazioni curate, esplorando una gamma sonora ricca e piena, quasi orchestrale.

Il registro acuto e leggermente nasale del sax trova perfetta compensazione nel tono medio-basso del trombone, ampliando le frequenze e donando profondità al sound complessivo. Spesso il sax guida la melodia, mentre il trombone offre un solido contrappunto ritmico-armonico; ma i ruoli si invertono con naturalezza, generando prospettive dinamiche e imprevedibili.
Lo stesso Bonadé, compositore e sassofonista di lunga esperienza, spiega: «Sono due strumenti i cui suoni si fondono molto bene, essendo su ottave diverse. Grazie all’incredibile tecnica di Luca Begonia, riescono persino a suonare all’unisono nella stessa ottava, diventando potenti come nel brano “Jazz Borders” o dolci come in “Assolutude”».
I dodici brani dell’album spingono oltre i confini tradizionali del jazz. «Siamo abituati a dividere la musica in generi», nota Bonadé, «e noi cerchiamo di abbatterli o aggirarli». Completano il quintetto Gualtiero Maragoni al contrabbasso, Emanuele Francesconi al piano e Fabrizio Fiore alla batteria: musicisti di alto livello che tessono una struttura intricata ma compatta, forgiando un suono originale e anticonformista.

Da qui il nome “Bonadé Uneven Quintet” – “uneven” significa “irregolare”. «Abbiamo personalità complesse e insolite», racconta Claudio, «e prendiamo ogni decisione insieme, anche se la band porta il mio nome e suona la mia musica».
Un disco che invita all’ascolto attento, premiando chi ama l’improvvisazione viva e senza barriere.

