25 Settembre 2022

Il lazzaretto milanese deturpato

Molti nostri concittadini sanno quasi tutto a proposito di questa costruzione, sulla quale ci intratteneva diffusamente Alessandro Manzoni ne “I promessi sposi”. Il Lazzaretto è anche sicuramente impresso, con un certo brivido, nei nostri ricordi scolastici.

Progettato nel 1488 dall’architetto Lazzaro Palazzi, allievo nientemeno del grande Bramante, dovette abbandonare la costruzione dell’opera nel 1504 per una grave malattia, tanto che spirò in Milano nel 1507, avanti con l’età, ma ancora lucidissimo.

Venne sostituito da Bartolomeo Cozzi, il quale poté effettuare solo interventi di piccola portata, poiché vennero a mancare i fondi. Poi i lavori ripresero alla grande e nel 1516 il Lazzaretto era già in grado di ospitare circa duecento persone tra ammalati e sospetti di morbi contagiosi.

Va detto che, in effetti, non si trattava di un vero e proprio ospedale, perché nacque soprattutto per isolare quei casi che avrebbero potuto diffondere malattie. E il bellissimo giardino, posto al centro della costruzione, presto scomparve per lasciar posto a baracche d’emergenza e a tende piuttosto ampie.

Un elemento importante va ribadito: erano accolti sia ammalati ricchi sia degenti poverissimi.
Nel bailamme di un gran da fare, tra medici (pochi), infermieri e religiosi, spiccava la figura del padre Felice Casati, intento ad amministrare i sacramenti dalla mattina alla sera e a dir messa nella piccola chiesa di Santa Maria della Sanità, annessa alla costruzione.

Ma ecco che un nuovo evento, ai primi dell’Ottocento, tornerà a turbare l’atmosfera del Lazzaretto. Infatti, le truppe napoleoniche attrezzarono l’area per dormirvi e addirittura per alloggiare i propri cavalli. La piccola chiesa venne ribattezzata “Altare della Patria” e la sua caratteristica cupola fu eliminata.

Messo in archivio Napoleone, si pensò, verso metà Ottocento, di conferire al Lazzaretto la memoria storica che si sarebbe meritata. E invece no. Non divenne affatto un monumento nazionale perché, in data 28 aprile 1881, il Consiglio cittadino degli istituti ospedalieri decise di vendere l’intera area, per due milioni di lire, alla Banca Italiana del Credito.

Il Lazzaretto venne quasi integralmente demolito e si accettò addirittura di far passare al suo interno un viadotto ferroviario.

Insomma, nulla venne intrapreso per ricreare nei Milanesi la memoria di anni terribili. E se padre Cristoforo rappresentava una stupenda invenzione letteraria da parte del Manzoni, ci viene confermato dalle cronache del tempo e dal protomedico Ludovico Settala, che nel Lazzaretto i frati si conquistarono immensi meriti umani e spirituali.

Una iscrizione, visibile in via San Gregorio, ce li ricorda brevemente con questa frase: “All’eroica carità dei frati cappuccini, a sollievo degli appestati”.

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