sabato, Maggio 18, 2024
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Francesca Ichino, l’avvocata a favore del volontariato

Francesca Ichino, nata Pellizzi, vede la luce a Milano nel 1921 da Carlo e da Paola Pontecorvo, tra le prime donne ad esercitare la professione di avvocato. Francesca, nei primi anni Trenta, rinuncia alla religione israelita per convertirsi al cattolicesimo, tanto che anche i suoi figli verranno battezzati per poi essere avviati verso una fede profonda e soprattutto convinta.

Si laurea in legge nel 1943 e poco dopo conosce Luciano Ichino, avvocato, reduce da un Lager in Polonia. I due si fidanzano entro poco tempo per poi unirsi in matrimonio. Sarà una lunga convivenza, dentro la quale la coppia approfondisce certe differenze esistenti, ma soprattutto Francesca e Luciano coltivano le molte reciprocità che si evidenziano con molto affetto.

Lei fa parte del Comitato di Filadelfia e incontra presto personaggi di spicco, tra cui don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, fondatore della Scuola di Barbiana che enuncia molte esperienze educative. Le attività di Francesca sono numerose: dall’insegnamento alle opere di volontariato, dalla professione di avvocato che esercita gratuitamente in parrocchia alla sua presenza assai ricorrente presso il Tribunale per i minori di Milano.

A quest’ultimo proposito, lei fa anche parte del Comitato scientifico del CAM (Centro Ausiliare per problemi relativi ai minori). Nel 1967 contribuisce a varare la legge che introduce l’adozione speciale, laddove, sulla scorta di quanto deliberato dalla Convenzione di Strasburgo, il diritto dei bambini viene sempre anteposto a quello degli adulti.

Ma c’è di più. Riesce a proporre (ed anche a instaurare) un rapporto di fiducia tra Tribunale e istituti religiosi per quanto concerne le adozioni, mentre l’ufficio legale del CAM sta operando specificamente a favore di una giurisprudenza resa più attiva da avvocati volontari.

E ancora, grazie ad un suo suggerimento, il CAM stesso promuove borse-lavoro per i padri degli adolescenti in affido. Per concludere, Francesca Ichino lavora sempre con il cuore in mano, come riconosciuto da molti, non solo a favore dei poveri, ma anche nel promuovere particolari operazioni per far fronte concretamente a parecchie ingiustizie.

Fino all’ultimo si spende a favore del prossimo, in particolare per i più deboli. Si spegne serenamente per vecchiaia, dopo una vita assai intensa, a novantuno anni, nel gennaio del 2013.

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