Lo dice chiaramente la stessa Valentina Mattarozzi: il suo album Duetz (Azzurra Music) è un esperimento. Azzardato, inaspettato, forse persino “assurdo” – come lei stessa lo definisce nella presentazione – ma assolutamente necessario da tentare, per offrire al pubblico qualcosa di realmente nuovo, valorizzando al contempo le sue straordinarie qualità vocali.
Ma di che esperimento si tratta? Valentina sceglie di duettare con la propria voce e una serie di strumenti solisti, sulle note di brani jazz più o meno celebri (uno è anche una sua composizione originale). Otto tracce, otto “quadri musicali” – come li chiama lei – ognuno con una fisionomia e una tavolozza sonora distinta: la voce si confronta via via con piano e tastiere, batteria, sax tenore, contrabbasso, chitarra, vibrafono, trombone e, infine, fisarmonica.
Merita una menzione esplicita l’eccellente parterre di musicisti che hanno collaborato al progetto: Teo Ciavarella (piano/tastiere), Lele Barbieri (batteria), Daniele Scannapieco (sax tenore), Felice Del Gaudio (contrabbasso), Giampiero Martirani (chitarra), Giovanni Perin (vibrafono), Checco Coniglio (trombone) e Massimo Tagliata (fisarmonica).
Il titolo stesso, Duetz, è un felice neologismo che fonde “duet” e “jazz”, a sottolineare l’essenza del lavoro: otto incontri intimi e creativi tra voce e strumento.
Ascoltando l’album ci si interroga sul significato profondo della definizione “cantante jazz”. Emerge l’idea di un insieme di capacità vocali e di una duttilità interpretativa capace di rispondere alle sollecitazioni più diverse, adattandosi alle peculiarità di ogni strumento e di ogni atmosfera sonora.

Il duetto può essere sincronico e omoritmico, oppure dialogico, fatto di scambi, alternanze, pause e riprese; ciò che non viene mai meno è l’integrazione artistica, l’impronta personale della cantante che traspare nei suoi stilemi e nel suo modo unico di abitare la melodia. In altre parole, attraverso la voce Valentina non si limita a cantare: potenzia l’intonazione degli strumenti, propone interpretazioni armoniche in perfetta sintonia, costruendo un interplay autentico e vivo.
L’album è dedicato a Teo Ciavarella, figura fondamentale nella realizzazione del progetto, prematuramente scomparso, che spronava Valentina a non inseguire la perfezione terrena, ma a cantare “come se fosse in un altro mondo”.
Da segnalare con particolare affetto il brano originale scritto in inglese da Valentina, When She Remembers, un pezzo toccante e intenso, esaltato dalla chitarra di Giampiero Martirani. Tra i versi più significativi: “She grew up in this world and she learned something needed. That love is gained by giving one’s own love.”
In sintesi, Duetz non è solo un disco sperimentale: è un atto di coraggio creativo, un invito a ripensare il rapporto tra voce e strumento nel jazz contemporaneo, con eleganza, sensibilità e una straordinaria maturità artistica.
Per conoscere meglio Valentina Mattarozzi visitate il suo sito.

