mercoledì, Ottobre 14, 2026

Dialetto milanese: le origini

Descrivere precisi momenti in cui il nostro dialetto ha visto la luce, non è assolutamente possibile. Infatti, così come avviene per la quasi totalità dei vernacoli, anche il milanese è frutto di complicate e complesse trasformazioni che, nel corso dei secoli, hanno influito in modo determinante.

Diciamo che, tra le varie “lingue” presenti nella Lombardia occidentale, si sono affermate con il tempo alcune caratteristiche. Ecco alcuni esempi. Diverse consonanti doppie sono state abolite (vedi ad esempio “bela” anziché bella, “penel” anziché pennello).

Le consonanti “p” e “t”, quando si trovano tra due vocali, assumono il tono della “b” e della “v”. Addirittura spariscono in alcuni vocaboli (vedi “roeuda” anziché ruota, e “cavèi” al posto di capelli”). La “d” si trasforma spesso in “t”).

Va anzitutto ricordato che quando i Romani occuparono l’Italia settentrionale, le terre erano in possesso dei Galli. Coloro che subirono la conquista di Roma abbandonarono gradatamente la loro lingua e cominciarono a parlare un latino decisamente grezzo e comunque assai lontano dall’idioma che si scriveva.

Rimasero tuttavia, nel dialetto milanese che stava per nascere accanto alla lingua romana, dei suoni caratteristici presenti nelle parlate gallo-celtiche e cioè la classica “u” pronunciata duramente come quella dell’attuale francese e anche le vocali “oeu” (vedi il sostantivo “boeucc” cioè il buco), suono completamente inesistente in latino e sconosciuto ancora oggi in italiano.

Va in ogni caso menzionato che la lingua latina finì per contenere numerosi elementi estranei, ai quali si aggiunsero parole nuove, tramandate da popoli stranieri durante le invasioni barbariche. Senza dubbio, il latino parlato stava assumendo in alcune province una continua evoluzione, seppure lenta, per trasformarsi infine nel dialetto lombardo-occidentale e pure milanese.

Dovevamo comunque attendere sino al XIII secolo per poter visionare, finalmente, il primo documento letterario nell’antico dialetto milanese (opera in volgare) scritto da Bonvesin de la Riva (1250 – 1313), autore del più conosciuto “De magnalibus urbis Mediolani” tutto in latino autentico.

La lingua che Bonvesin impiegò nelle sue opere in volgare risente in ogni caso di una sorta di “pellicola” latineggiante, imputabile alla cultura dello stesso Bonvesin.

Concludiamo con una curiosità a proposito del dialetto che, sino ad una trentina d’anni fa, risentiva ancora in qualche caso dell’occupazione francese dei primi dell’Ottocento: anziché “cinquecento lire” si diceva spesso “cinchcent franc”…

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