6 Dicembre 2022

“DEI DELITTI E DELLE PENE”

di Carlo Radollovich

In questo breve saggio, l’economista e giurista Cesare Beccaria (1738 – 1794), figura di grande rilievo della scuola illuministica milanese, effettua un’accurata analisi politica e giuridica che lo condurrà ad abolire in cuor suo la pena di morte e della tortura.

Il suo libro è considerato tra i più influenti nella storia del diritto penale e il suo successo (si pensi che la prima edizione uscì in forma anonima nel 1764) contribuì a cancellare la pena di morte presso il Granducato di Toscana nel 1786.

Ciò favorirà notevolmente la posizione del granduca Leopoldo, considerato una sorta di stella polare tra lo specifico movimento riformatore. Ma anche al di là delle Alpi, quasi tutte le nazioni notarono le importanti novità apportate dal testo di Beccaria.

In Inghilterra, ad esempio, Sylvester Douglas, traduttore del libro, inviò rallegramenti a Beccaria rimarcando contemporaneamente che “la sottigliezza d’ingegno che ha sempre caratterizzato gli italiani (…) fa scattare l’amore della virtù e della patria, libertà alle quali siamo avvezzi, noi inglesi, come dono quasi esclusivo del nostro governo”. Insomma, una un’autentica e vera pagella a favore del giurista.

In Germania, “Dei delitti e delle pene” esce ad Amburgo e successivamente ad Ulm, mentre vede la luce a Breslavia nel 1778 sotto il regno di Prussia. Forse la migliore traduzione tedesca è curata in questa città da Ferdinand Hommel, già insegnante di Goethe. La sua sensibilità nel tradurre l’opera è talmente elevata da essere considerato dai tedeschi “Deutsche Beccaria”.

In Russia, la grande Caterina è talmente presa dal libro da invitare presto a corte Cesare Beccaria, ma questi rinuncerà, forse impressionato dalla lunghezza del viaggio. Rimane tuttavia la constatazione che la zarina, nel predisporre una proposta di riforma del diritto penale, inserirà un testo plagiando praticamente quasi tutte le riflessioni di Beccaria.

Ma sinceri complimenti arrivano pure dalla Svezia nel 1770. Quando re Gustavo III abolirà la tortura nel 1772, dichiarerà tout court che buona parte dei suggerimenti sarebbero giunti a Stoccolma tramite il nostro grande personaggio.

L’unica delusione arriva dalla Spagna nel 1774. Approvata la versione spagnola, seppure a fatica, gli elementi elaborati da Beccaria non trovano sufficiente spazio nella riforma legislativa spagnola avviata a Madrid. Anzi, l’opera verrà messa all’indice dalla locale Inquisizione.

Concludiamo questa “rassegna” occupandoci in breve della fede cristiana del Beccaria. Essa risulta a volte in contrasto con azioni dettate dalla sua vita pubblica e privata, tali da generare alcuni dubbi anche nei cattolici d’oggi. Non mancano discussioni a questo proposito, soprattutto se inserite nel contesto familiare. Qui vorremmo rifarci a qualche giudizio espresso da Alessandro Manzoni su suo nonno Cesare Beccaria, giudizio non sempre collimante con la storia interiore dell’illustre predecessore.

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