23 Gennaio 2022

Arriva la lista dedicata alla salute. L’intervista alla candidata Francesca Ulivi

La salute prima di tutto.

Quante volte abbiamo sentito dire questa frase dai nostri nonni e forse, ora più di prima, siamo coscienti dell’importanza di avere strutture che possano garantirci questo bene primario, della necessità di finanziare la ricerca, del valore della prevenzione e della corretta informazione. 

È con queste prerogative che nasce la lista “Milano in Salute”. Una realtà unica nel suo genere poiché si tratta di una lista civica completamente dedicata al tema della Salute. 

Francesca Ulivi

Francesca Ulivi, giornalista e direttore generale della Fondazione Italiana Diabete nonché uno dei capilista, sottolinea come l’istituzione di questa lista non sia solo una mera conseguenza dell’emergenza Covid-19, ma soprattutto un punto di svolta portato dal Recovery Fund. I fondi previsti, infatti, dovranno essere spesi in tempi brevissimi – 5 anni – per riformare l’attuale struttura sanitaria, trasformandola da una realtà centralizzata sugli ospedali ad una territoriale. 

«La Sanità rimarrà principalmente della Regione in quanto a responsabilità, però il Sindaco è il responsabile della salute dei suoi cittadini: lo è per legge e deve avere degli strumenti. Quindi la decisione su dove mettere una Casa della Salute, quali servizi fornire, se non ci sono, o quali aggiungere, se ci sono già, è evidente che debba essere presa il più localmente possibile e non può essere una riforma che arriva dall’alto».

Case della Salute, Ospedali di Comunità, Assistenza domiciliare sono solo alcuni degli elementi di questo piano di cambiamento radicale che per essere sviluppato al meglio ha bisogno, a livello territoriale, di amministrazioni che conoscano bene il sistema sanitario. 

«Il pensiero del sindaco Sala è stato quello di creare una lista di persone che in vario modo si prendono cura degli altri e sono formate, competenti, appassionate. C’è sia chi la cura la eroga, quindi medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi ecc., sia chi la cura la riceve quindi malati, associazioni di malati, genitori di malati, persone con handicap o fragili in generale. La lista è composta da questa tipologia di persone, tutti professionisti, proprio per rispondere ad un bisogno molto chiaro che è quello di ristrutturare la sanità territoriale».

La Ulivi fa parte di chi le cure le riceve. Una diagnosi difficile quella del diabete di tipo 1 e di altre malattie autoimmuni che la spingono a dedicare le sue competenze verso il mondo della salute, occupandosi di informazione e comunicazione, ma soprattutto di dar voce ai suoi diritti e a quelli di chi convive con una malattia. Lei stessa definisce il suo rapporto con la malattia e con il sistema sanitario «un contratto a tempo indeterminato» che chiaramente le permette di conoscere le necessità dei pazienti ma anche di avere un punto di vista più completo sulla situazione della sanità italiana. 

Sanità che ha rivelato le sue tante fragilità a causa della pandemia da Covid-19: troppo spesso chi necessitava di aiuto si è trovato senza un riferimento tra ospedali off-limits e medici di base incapaci di gestire un così tale sovraccarico di lavoro. Difficoltà che hanno colpito non solo chi si ammalava di Covid, ma anche chi quotidianamente conviveva con una malattia e non sapeva più come ricevere la cure necessarie. 

Proprio per questo l’obiettivo di dar forma ad una sanità di prossimità più efficace e più vicina alle necessità del cittadino è fondamentale, ancora di più in una città come Milano. 

«Una Casa della Salute non è un medico di famiglia e non è un ospedale, ma è una via di mezzo: puoi fare le analisi, puoi fare le ecografie, puoi farti visitare da uno specialista, puoi avere soprattutto un aiuto nel capire quali sono i percorsi di salute. Spesso le persone non hanno un aiuto sostanziale nel capire qual è il percorso che devono fare nel momento in cui viene loro diagnosticata una malattia o quando scoprono di essere soggetti a rischio. Nelle Case della Salute ci dovrebbe essere tutto questo e dovrebbe essere a 15 minuti». 

Ma c’è anche un altro punto molto importante nel programma di “Milano in Salute”, ossia avvicinare i bambini al tema della salute. Troppo spesso pensiamo che la nostra salute dipenda solamente dalla presenza o meno di una malattia, quando invece essere in salute vuol dire molto di più: significa anche informazione, significa prevenzione, significa benessere interiore e strutturare corsi extra-scolastici permetterebbe di rendere la scuola un «luogo nel quale insegnare fin da piccoli a volersi bene, cioè ad avere un’idea di che cosa significa prendersi cura di se stessi, di che cosa vuol dire metodo scientifico, di che cosa vuol dire medicina o scienza in senso più ampio. Perchè il problema è sicuramente della società, ma anche del singolo e da noi non c’è una vera cultura della prevenzione delle malattie». 

www.milanoinsalute.it

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