10 Agosto 2022

Alida Valli, attrice di una bellezza raffinata

L’interprete di numerosi film nasce in Istria, in quella ridente città che si chiama Pola, nel maggio del 1921. Il suo vero nome è decisamente altisonante: Alida Maria von Altenburger, baronessa di Markenstein-Freuenberg.

Considerata la sua grande passione per il grande schermo, si trasferisce a Roma presso uno zio e qui si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia. Alcuni registi non tardano a scoprire le splendide fattezze del suo viso che evidenziano tra l’altro espressioni di una incredibile sensibilità. Inoltre, i vivaci occhi leggermente a mandorla e lo sguardo profondo contribuiscono a sottolineare maggiormente la sua bellezza.

A soli sedici anni interpreta due film che costituiranno una sorta di apripista per la sua impressionante carriera e cioè ”Il feroce Saladino” diretto da Mario Bonnard (regista che si rivelerà particolarmente attivo negli anni Cinquanta) e ”Sono stato io” a fianco dei già famosi Eduardo, Peppino e Titina De Filippo.

Seguono pellicole più leggere, comunque sempre interpretate con professionalità, tra cui “Mille lire al mese” e ”Ore 9 lezione di chimica”. Più avanti recita in ”Noi vivi” e ”Addio Kira” a fianco di un brillante Rossano Brazzi.

Nel 1946, sotto la regia di Mario Soldati, Alida Valli avvince il pubblico in “Eugenia Grandet”, che le frutta il Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista. Ma la sua carriera non è ancora al top. Dopo aver sposato il musicista jazz Oscar de Mejo, decide di spiccare un grande salto e vola negli Stati Uniti, invitata da Selznick, il produttore di ”Via col vento”.

Nei film girati oltre Atlantico, due sono per lei da favola ossia ”Il caso Paradine” a fianco di Gregory Peck e l’intramontabile pellicola ”Il terzo uomo” con Orson Welles. Tuttavia, legata da un duro contratto che si estingue solo dopo sette anni, decide di abbandonare l’America al compimento del quinto, anche se scatterà a suo carico una pesantissima penale.

Nel ’54 si trova al centro del film ”Senso” di Luchino Visconti e viene apprezzata dal pubblico e dalla critica. Seguirà ”Il grido” di Michelangelo Antonioni mentre nel ’55 debutta in teatro recitando Pirandello, Cocteau, Arthur Miller e altri. Ma lei non molla il cinema e Pasolini la invita nel ’67 per ”Edipo re”. Anche Bernardo Bertolucci la vuole e la inserisce nel ”Novecento” e ne ”La luna”.

Nel ’97 ottiene il Leone d’oro alla carriera e, da questo momento, le sue condizioni economiche peggiorano tanto che, nel 2003, le viene concesso il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli. Viene a mancare nell’aprile 2006, nella sua casa romana, poco prima di compiere 85 anni.

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