Il concetto di cultura alta e bassa è oggetto di discussione da molti decenni ed è particolarmente rilevante nella società odierna, eterogenea e in rapida evoluzione. Storicamente, la cultura alta è stata associata ad attività considerate più sofisticate e intellettualmente stimolanti. Al contrario, la cultura bassa includeva tipicamente forme di intrattenimento più diffuse e accessibili, come la musica popolare, i fumetti, e tra queste anche le serie Tv, ecc.
Tuttavia, nel mondo contemporaneo, queste distinzioni non solo si sono attenuate, ma vengono anche sempre più messe in discussione. La tecnologia moderna, i social media e la connettività globale hanno reso le esperienze culturali più accessibili a un pubblico più ampio, creando così un melting pot in cui le gerarchie culturali si stanno progressivamente dissolvendo.
Alla luce di quanto sopra, va rivista anche l’idea che le serie televisive debbano essere considerate come un puro svago, capaci di generare un forte coinvolgimento emotivo ma difficilmente un veicolo intenzionale e strutturato di apprendimento, soprattutto in ambiti complessi come la leadership manageriale.
Il volume curato da Luigi Di Iorio e Giulia Di Nicolò Rito, Imparare la leadership con le serie tv. Tutta la leadership minuto per minuto (Guerini Next, 2025), conferma questa convinzione, dimostrando come la narrazione pop delle serie TV possa diventare uno strumento potente per esplorare e comprendere i principi della guida aziendale.
A confermare questa intuizione ci può aiutare il pensiero di Jerome Bruner, che distingue due modalità fondamentali di conoscenza: il pensiero paradigmatico, tipico della scienza, che segue rigide regole logiche, categorizzazioni e organizza il mondo in modo oggettivo, producendo una verità verificabile e universale; e il pensiero narrativo, che invece non mira alla verità oggettiva ma alla verosimiglianza. Quest’ultimo ci permette di costruire storie per dare significato alle esperienze personali, rappresentando in modo coerente e plausibile gli eventi complessi e intrecciati della vita umana. Basato sul senso e sulla plausibilità delle narrazioni, il pensiero narrativo è essenziale per comprendere la soggettività dell’esperienza, che non sempre si riduce a categorie logiche. Secondo Bruner, le narrazioni sono fondamentali per costruire la nostra identità personale e collettiva, articolandone e dandone senso a ciò che viviamo.
Proprio in questa prospettiva si inserisce il libro a cura di Di Iorio e Di Nicolò Rito: il volume affronta la cultura manageriale della leadership attraverso l’evoluzione dei modelli, dei principi e degli stili di gestione delle imprese, analizzati alla luce delle narrazioni pop offerte dalle serie televisive. Scene e personaggi diventano specchi in cui riflettere dinamiche reali di potere, motivazione, conflitto e teamwork, trasformando l’intrattenimento in un’occasione di insight profondo.
In definitiva, anche guardare la TV può diventare un altro modo per migliorare la propria capacità di guidare le persone in azienda, a condizione che lo si faccia con consapevolezza e spirito critico – anche se a scapito del puro piacere dell’evasione.

