lunedì, Ottobre 26, 2026

AL SAN BABILA, 12 UOMINI ALLA RICERCA DELLA GIUSTIZIA

di Ugo Perugini

Scritto nel 1954 da Reginald Rose “12 uomini arrabbiati” è un lavoro ancora oggi attuale e godibilissimo. Nessuno dimentica lo splendido adattamento cinematografico di Sidney Lumet con la sua opera prima “La parola ai giurati”, che aveva tra gli interpreti Henry Fonda e Lee J. Cobb.

Nella trasposizione teatrale di Marco Vaccari, al teatro San Babila fino al 19 aprile, non vengono meno la tensione e le contraddizioni dei giurati alle prese con un verdetto difficile: definire o meno la colpevolezza di un giovane accusato di aver ucciso il proprio padre.

Nel film, l’analisi psicologica, anche grazie ai primi piani, poteva scavare con insistenza nei visi dei protagonisti alla ricerca di verità, ambiguità, dubbi. In teatro, naturalmente, si coglie meno questo aspetto ed è il gruppo di uomini nella sua complessità che emerge come protagonista. Un organismo che si dibatte alla ricerca di una verità difficile da stabilire, forse impossibile, preda di forze e spinte contrarie che alla fine troverà però una sua voce univoca.

Oltre ad alcune considerazione su temi attuali come la ricerca della giustizia, la banalità del pregiudizio, il dramma ripropone lo spaccato delle reazioni più comuni dell’opinione pubblica di fronte a un fatto delittuoso. L’indifferenza, la condanna superficiale, la risposta “di pancia”, la presa di posizione classista o generazionale, l’incapacità e la “non volontà” di riflettere sull’accaduto, di andare a fondo, di non accontentarsi di valutazioni o soluzioni prestabilite.

All’inizio solo un giurato nutre un “ragionevole dubbio” sulla colpevolezza del giovane accusato. Uno su dodici, in netta minoranza. Ma con intelligenza e abilità dialettica riesce pian piano a convincere anche gli altri. Altro aspetto su cui riflettere: il valore della democrazia e la capacità anche per chi apparentemente ha meno voce in capitolo di farsi ascoltare e riuscire così a condizionare con la forza delle proprie argomentazioni le idee degli altri.

Il ragionevole dubbio alla fine prevarrà. L’ultimo personaggio a resistere è il giurato numero tre che, alla fine, cedendo alla maggioranza, sarà costretto a rivelare il dramma che ha celato dentro di sé con il suo amore/odio nei confronti del proprio figlio sul quale ha finito per proiettare la figura dell’accusato.

Pur con qualche piccola sbavatura, buona la prova dei dodici uomini arrabbiati di cui elenchiamo i nomi. Carlo Randazzo, Ettore Cibelli, Francesco Parise, Marino Zerbin, Marcello Mocchi, Roberto Piano, Michele Radice, Marco Vaccari, Silvestro Castellana, Gianni Lamanna, Arnaldo Caprera e Andrea Schiavi.

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