LO STILE VERISTA DI PAOLO VALERA

di Carlo Radollovich

Paolo Valera (1850 – 1926) è stato un brillante giornalista e scrittore, permeato di ideali decisamente progressisti.

Volle raccogliere decine di servizi da lui scritti, destinati al periodico “La plebe” e alla testata “La folla ” da lui creata, in una ben soppesata opera dal titolo “Milano sconosciuta”, ove spiccava tra l’altro la frangia più radicale del socialismo lombardo.

Qualcuno dei suoi contemporanei disse che la strada era la sua casa, tanto il suo verismo era collocato in numerose e penose realtà, ove in tutte le sue descrizioni affioravano precisi momenti del degrado sociale nonché consistenti miserie del proletariato.

La sua prosa appariva sempre assai viva, ricca di significative sottolineature, come quando la nostra città fu posta in stato d’assedio dal generale Bava Beccaris nel 1898. Come noto, a seguito delle precarie condizioni di lavoro e dell’aumento del prezzo del pane, numerosi operai e studenti scesero in piazza per protestare. Beccaris, in qualità di regio commissario, soffocò nel sangue ogni tentativo di rivolta procurando la morte di oltre ottanta persone.

Paolo Valera scriveva a proposito di questi moti: “Tutti coloro che si sono trovati sorpresi dalla cavalleria, che andava via a spron battuto in mezzo al polverone che si sollevava, se lo ricordano. I colpi di fucile si facevano udire da ogni parte. Erano come i prodromi della battaglia che doveva impegnarsi fra la truppa e gli insorti studenti dell’università di Pavia…”

Citando le lavandaie che non volevano abbandonare i sacchi contenenti panni sporchi (infatti, i soldati sospettavano che vi fossero nascoste armi), Valera aggiungeva dopo le avvenute perquisizioni: “Le donne non hanno voluto abbandonare i loro sacchi. Pur essendo terrorizzate dagli spari e dalla truppa che si sbandava e sostava in ogni casa e arrestava chiunque trovava, esse se li sono caricati sulla groppa e se li sono riportati a casa”.

Come non apprezzare queste donne che, malgrado il terrore provato per la guerra civile che scoppiava tutt’attorno, non desideravano perdere la loro clientela e soprattutto il loro lavoro.

Concludiamo con una azzeccata citazione del giornalista Mario Borsa sulla figura di Valera: “Gli uomini contro cui la sua penna si accaniva, finivano a brandelli. Aveva letto opuscoli libertari e le sue conoscenze storiche si limitavano alla rivoluzione francese. Ma scriveva bene, con una lingua sua e uno stile inimitabile”.

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