EL TREDESIN DE MARZ E SAN BARNABA

Di Carlo Radollovich

Si tratta di una festa milanese, antichissima, in cui si desiderava festeggiare non solo l’arrivo della primavera ma, in primo luogo, ricordare l’arrivo a Milano di San Barnaba (originariamente chiamato Giuseppe di Cipro) avvenuto secondo la tradizione il 13 marzo dell’anno 53.

Una leggenda ce lo descrive accampato fuori le mura, stanco e impolverato, con un bagaglio davvero misero: una sacca a tracolla e un bastone nodoso sul quale aveva posto una croce assai rudimentale, ottenuta con l’intreccio di alcuni ramoscelli.

Era stato dapprima a Roma in compagnia dell’apostolo Pietro per poi spostarsi velocemente verso il Nord Italia, ove si prefiggeva di convertire numerosi pagani per poi dare vita la Chiesa anche nella nostra città. Nella boscaglia, al di fuori di Porta Romana, fece i primi proseliti e volle infiggere una croce di legno in una pietra.

In un primo momento non desiderava affatto entrare in Milano poiché, al suo ingresso, avrebbe dovuto offrire sacrifici alle statue di diverse divinità pagane. Ma i suoi fedeli, complice una giornata dal clima assai dolce, lo convinsero alla fine ad introdursi in città.

Una vecchia credenza ci informa che, al suo passaggio, non solo si scioglievano istantaneamente tutti i mucchi di neve rimasti, ma sbocciavano i primi fiori e addirittura le statue pagane iniziavano a sbriciolarsi.

Fu accolto benevolmente da parecchie persone, celebrò diversi battesimi e consacrò il primo vescovo di Milano, Anatalone, suo discepolo. Questi, come primo atto, fece edificare una chiesa dedicata al Salvatore, ove oggi sorge il tempio dedicato a San Giorgio, nella piazza intitolata a San Giorgio al Palazzo, lungo l’asse di via Torino.

Sul luogo ove Barnaba celebrò la sua prima messa cittadina sorse poi la chiesa di Sant’Eustorgio. Qui sostano gli arcivescovi quando fanno il loro ingresso in Milano, prima di assumere l’incarico a capo della diocesi.

Barnaba proseguì la sua opera di evangelizzazione in altre città e predicò per altri otto anni raggiungendo come ultima tappa l’isola di Salamina, in Grecia, ove fu barbaramente lapidato.

Oggi, il “Tredesin de marz” è diventato una fiera mercato come diverse altre (nei prossimi giorni il festeggiamento ci sarà impedito dalla pandemia) e testimonia l’arrivo di San Barnaba a Milano grazie alla croce da lui infissa nella pietra. Oggigiorno ci è rimasto solo solo questo piccolo masso (custodito nella chiesa di Santa Maria del Paradiso a Porta Vigentina), sul quale si osservano incise tredici tacche a ricordo dell’arrivo nei pressi di Porta Romana.

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