UNA “BELVA” FEROCE NEL MILANESE

di Carlo Radollovich

Siamo a Cusago, in provincia di Milano, in data 5 luglio 1792. Qui un ragazzino di circa dieci anni viene aggredito da un animale feroce, sul quale si riesce a sapere poco o niente. Soltanto pochi giorni dopo, le autorità di Abbiategrasso avviano ricerche relative all’uccisione di una bimba che risulta sbranata.

Da Abbiategrasso parte una segnalazione: verrà ricompensato con 50 zecchini chi sarà in grado di abbattere tale bestia. Nessuno si fa vivo, ma gli avvistamenti si fanno sempre più frequenti. Alcuni la definiscono rossiccia, altri grigia, altri ancora di colore brunastro.

Alcune persone, a Senago, strappano dalle fauci dell’animale una bimba che morirà poco dopo.
Che si tratti di un lupo ? Non sembrerebbe. Definiscono la belva grande come un vitello, testa simile ad un maiale, orecchie di cavallo, zampe non molto pronunciate, ma con unghie lunghe.

La bestia continua ad assalire ragazzini. A Cesano Boscone, un pastorello di dodici anni, mentre fa la guardia ad un gregge di pecore, viene attaccato. Fortunatamente riesce a liberarsi benché ferito gravemente a tutte e due le gambe. Anche lui descrive il “mostro” in modo tutt’altro che preciso.

Si ipotizza che un animale esotico sia fuggito da uno degli zoo viaggianti in Lombardia. Ma questa supposizione non viene confermata. E nel frattempo una bimba di dieci anni viene dilaniata nei pressi di Arluno, mentre un’altra ragazzina, appena fuori Porta Vercellina, viene addentata alla gola e muore poco dopo.

Gli avvistamenti continuano e le descrizioni della bestia differiscono tra loro. Alcuni sacerdoti si rivolgono direttamente a Dio con un triduo di preghiere presso Santa Maria delle Grazie, ma il fenomeno non tende a regredire. Anzi, sempre nell’agosto stesso anno viene sbranata una tredicenne di Bareggio. A settembre due gemelli di quattordici anni vengono feriti seriamente.

Alcuni dicono che le bestie potrebbero essere addirittura due, tra cui una iena. Curiosa, si fa per dire, la lettera che Pietro Verri scrive al fratello Alessandro: “La bestia se ne ride di tutti noi, delle taglie nostre e dei nostri tridui…”

Finalmente, il 24 settembre, viene segnalata la cattura e l’abbattimento di una lupa vicino alla Cascina Pobbia. La carcassa, esaminata a fondo, rivela tutte le caratteristiche di questo canide.

E in data 5 ottobre 1792, non essendosi riscontrate altre aggressioni, si conferma ufficialmente che la bestia è proprio quella che a Cusago aveva iniziato a mietere vittime.
La lupa verrà imbalsamata e venduta al museo di storia naturale di Pavia, incassando un importo pari a 12 zecchini.

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