L’ALTRUISTA MEDICO GAETANO PINI A MILANO

di Carlo Radollovich

L’illustre medico, nato a Livorno nel 1846 e morto nella nostra città nel 1887, fu pure convinto igienista, letterato e anche giornalista. Si era dapprima iscritto all’università di Pisa per poi laurearsi in medicina a Napoli nel 1868. Mazziniano, ma anche appassionato garibaldino (partecipò alla sfortunata spedizione conclusasi con la sconfitta a Mentana), decise di trasferirsi a Milano nel 1870 accogliendo l’invito del collega ed editore Francesco Vallardi per collaborare alla stesura dell’Enciclopedia medica italiana, la prima nella storia moderna del nostro Paese.

Ma la sua impronta particolarmente altruista, con il cuore sempre rivolto verso le persone indigenti bisognose di cure, fece emergere in lui la vocazione del medico con grande dedizione verso i poveri. I suoi collaboratori testimoniarono che egli era in grado di visitare sino a trenta malati al giorno. Contemporaneamente si batteva a favore di certi valori riguardanti l’igiene personale che dovevano essere assolutamente osservati per salvaguardare – diceva spesso – non solo la salute, ma anche agevolare più consoni rapporti tra uomini e donne all’insegna della pulizia del proprio corpo.

Insomma, da subito si si dichiarava nemico di certe indolenze fisiche che sfociavano frequentemente in una sorta di “rassegnazione” snobbando l’attenta cura della persona, peraltro necessaria – come ribadito più volte – per eliminare sul nascere certi ricettacoli di contagio. Convinto assertore della ginnastica, raccomandava spesso esercizi a corpo libero e fu al tempo stesso assertore di un percorso scolastico che potesse essere garantito a tutti, compresi i poveri e i disabili.

Il capolavoro della sua vita fu la fondazione del Pio Istituto Gaetano Pini, dal quale sarebbe poi nato l’Istituto Ortopedico “Gaetano Pini”, cammino che iniziò grazie al lascito del marchese Alessandro Visconti d’Aragona, noto patrizio milanese. Tuttavia, nel 1877, Gaetano Pini stava per arrendersi a seguito di impreviste difficoltà economiche. Decise in ogni caso di rivolgersi al buon cuore di alcuni editori perché fornissero un contributo per la stampa di una Strenna. Riuscì, con il ricavato delle vendite, a riequilibrare le proprie sorti, anche perché il suo appello fu immediatamente e accolto. In molti riconobbero la carità e la magnanimità di Milano.

La marchesa Colombi, il cui vero nome è Maria Antonietta Torriani (1840 – 1920), moglie del fondatore del Corriere della Sera Eugenio Torelli Viollier, aveva collaborato a tale Strenna. A proposito dell’altruismo milanese, scrisse tra l’altro: “Oh Milano, mio caro paese d’adozione, come ero lontana ancora dal conoscere la tua carità generosa (…) Milano non ha gli splendidi dintorni di Napoli, né i bei colli di Torino e Firenze. Ma ha le sue istituzioni benefiche, la sua carità instancabile, feconda, che basterebbe a giustificare il titolo che le danno di capitale morale”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *