LE ANTICHE PORTE DI MILANO

di Carlo Radollovich

Nella sua interessante opera “De magnalibus urbis Mediolani” (Le meraviglie di Milano) apparsa nel 1288, lo scrittore Bonvesin de la Riva decanta con toni decisamente elogiativi le bellezze della nostra città, sottolineando tra l’altro la sua “mirabile rotondità”. Come mai ? Perché questo elemento cittadino di particolare distinzione era, a suo dire, “un segno della sua perfezione”. E Bonvesin de la Riva descrive pure, forse con quale complimento di troppo, la funzionalità delle porte principali che consentivano un agevole ingresso in città nonché di quelle secondarie, chiamate pusterle.

Dai tempi di Bonvesin, l’unica porta sopravvissuta è la vecchia Porta Ticinese, restaurata dall’architetto Camillo Boito, fratello del musicista Arrigo, tra il 1860 e il 1865, da non confondere con quella nuova progettata dal Cagnola ed edificata tra il 1801 e il 1814 in onore della vittoria conquistata da Napoleone a Marengo nel 1800.
Camillo Boito, nell’abbattere le case che erano state erette a ridosso della vecchia porta, mise validamente in luce le due antiche torri che erano state descritte da Bonvesin de la Riva, inserendo soltanto una merlatura di ispirazione medievale.

Una porta medievale che non esiste più, ma che era rimasta viva nel cuore dei milanesi dopo la sua demolizione, è la Giovia, conosciuta anche come Jovia. Fu abbattuta per lasciar posto ad un primo troncone del Castello Sforzesco. Ricordiamo con l’occasione che le mura difensive descritte da Bonvesin furono sostituite da quelle spagnole nel XVI secolo, attraverso le quali si entrava in Milano ancor più agevolmente, gabellieri permettendo. Erano in tale otto e precisamente: la Comasina, la Vercellina, la Ticinese, la Lodovica, la Romana, l’Orientale, la Nuova e la Vigentina.

La Porta Romana (vedi antica incisione), costruita nel 1598 in onore dell’arrivo a Milano di Maria Margherita d’Austria, che avrebbe sposato l’anno successivo il re Filippo III. Accanto a tale porta è ancora oggi osservabile un breve tratto delle mura spagnole.

Hanno preso il posto delle Porte spagnole, nell’Ottocento, barriere daziarie accompagnate a volte da veri e propri caselli (vedi Porta Venezia). Ne citiamo alcune: Porta Garibaldi, solo in un secondo tempo dedicata all’Eroe dei due mondi poiché, originariamente, era stata eretta in occasione della visita milanese dell’imperatore Francesco I d’Austria (1826). La già menzionata nuova Porta Ticinese del Cagnola, contraddistinta da un imponente arco, collocata in piazza XXIV Maggio e posizionata leggermente più in basso rispetto alla vecchia. Sempre nell’Ottocento prese forma Porta Genova, che costituiva un più comodo accesso alla città,

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